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giovedì 19 Settembre 2019

Libia, governo unitario Onu sbarca a Tripoli ed è caccia al tesoro

Sbarcato a Tripoli il precario governo unitario voluto dall’Onu del premier designato Fayez Al Sarraj. Asseragliato nella base navale di Abusetta, riferiscono i media libici nonostante l’opposizione del parlamento locale vicino ai Fratelli Musulmani. Retroscena: aperta la caccia a ciò che resta del tesoro libico.

Sarebbe sbarcato a Tripoli il precario governo unitario libico voluto dall’Onu ma respinto dalle due assemblee che si auto dichiarano parlamenti, in opposizione tra loro, a Tripoli e a Tobruk. Un twitt di Al Jazeera: “Arrivo del consiglio presidenziale del governo di intesa nazionale libico a Tripoli”, rilancia un’informazione dal suo corrispondente. Libya’s Channel, conferma l’arrivo anche di Sarraj. Tutti a Tripoli, ma tutti asserragliati in caserma, dopo le minacce dell’assemblea locale vicina ai Fratelli Musulmani che li aveva diffidati a raggiungere Tripoli.

Prova di forza dunque, e rischio di scontro armati. Di grande tempismo il quesito posto da LookOut su chi finanzia le milizie armate di Tripoli. Dall’ONU pesanti accuse alla Banca Centrale libica. Nel mirino fondi per decine di milioni di dollari versati ai gruppi fedeli al governo islamista di Khalifa Al-Ghwell. Con minacce aperte nei confronti di un governo “imposto dall’esterno”. Senza consenso e senza esercito. Mentre lui, uno dei primi ministri concorrenti tra loro, ha reso noto proprio in questi giorni di aver il controllo di una coalizione di milizie, guidata dalla Camera delle Operazioni dei Rivoluzionari Libici (LROR), pronta a sostenerlo e a entrare in azione se Al-Serraj dovesse presentarsi nella capitale.

Non per amore ma per soldi. Adesso gli esperti Onu accusano apertamente la Banca Centrale di Libia (CBL), di sostenere il terrorismo e le milizie agli ordini del governo di al-Ghwell. Con le prove degli assegni versati al Consiglio consultivo dei Rivoluzionari di Bengasi per un totale di 6 milioni di dinari libici. Non solo: i finanziamenti a migliaia di miliziani che hanno imbracciato le armi dal post Gheddafi. Secondo un articolo del Telegraph a beneficiarne sarebbero state in totale circa 140mila persone (rispetto ai 30mila che combatterono durante la rivoluzione), la maggior parte delle quali implicate in attività criminali: rapimenti, estorsioni e traffici illegali.

Poi il Congresso Nazionale Generale, il parlamento autoproclamato a Tripoli, che avrebbe deviato 103 milioni per le emergenze al Fronte Sumud, tra i gruppi che si oppongono ad di Al-Serraj. Nel mirino, racconta Marta Pranzetti, anche l’Autorità degli Investimenti (LIA), che gestisce circa 70 miliardi di dollari dei fondi sovrani libici, e la Libyan Africa Investment Portfolio (LAIP), che di miliardi ne manovra 5. Adesso i due parlamenti che non vogliono il governo unitario Onu, litigano tra loro su chi ha messo le mani nel sacco. In un Paese che dal dopo Gheddafi ha visto una giostra di governi e assemblee più o meno rappresentative, facile immaginare la caccia al tesoro che spiega le tante conflittualità ancora oggi in corso.

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