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domenica 15 Settembre 2019

Belgio: Stato bersaglio, Stato covo o Stato fallito?

Solo spie e poliziotti incapaci la colpa di quanto è accaduto e ancora sta accadendo in Belgio? In realtà la diffusione di cellule terroristiche in territorio belga ha molte cause. Secondo molti la più importante e la più scoraggiante è che il Belgio è una nazione che non ha mai funzionato molto bene. Anzi: il Belgio non è una nazione ma solo uno Stato che per giunta funziona abbastanza male.

1. Solo intelligence e antiterrorismo incapaci i colpevoli di quanto è accaduto e ancora sta accadendo in Belgio? Indagini un po’ più accurate hanno dimostrato che gli attentati compiuti a Parigi lo scorso novembre e quelli compiuti a Bruxelles martedì scorso sono stati progettati e messi in pratica dalla stessa cellula terroristica che aveva la base principale e la sua centrale di reclutamento nel quartiere di Molenbeek, nella capitale belga. A tre passi dai Palazzi dell’Unione europea.

2. Negli ultimi anni dal territorio belga è partito il maggiori numero di “foreign fighters” a combattere il jihad in Siria e Iraq. Una consistente comunità musulmana, alto livello di disoccupazione giovanile in quella comunità, la facilità a procurarsi armi, un sistema di comunicazioni e trasporti verso il resto d’Europa molto fitto e affidabile, le autorità anti-terrorismo certamente inefficaci, mal dirette e qualcuno dice mal equipaggiate. Tutto questo, ma non soltanto.

3. Tim King, una delle firme di ‘Politico’, rivista online fondata a Washington e con un’edizione europea che ha sede a Bruxelles, ha scritto che il Belgio appartiene alla categoria dei «failed states», come la Somalia o il Ciad della guerra civile, uno di quegli Stati non in grado di esercitare la sovranità sul suo territorio. Provocazione-preoccupazione di molti: se l’Europa è in guerra contro il terrorismo di matrice islamica, nel suo cuore-capitale si nasconde un buco nero.

4. Altro giornalista, Martin Kettle del Guardian: «Per gli standard europei il Belgio è uno stato debole, costruito intorno a un’idea nazionale piuttosto precaria». Uno stato fallito è un paese dove il processo di creazione di un moderno stato-nazione è andato storto e in cui la società si riorganizza in altre forme: seguendo linee etniche, linguistiche e tribali, formando milizie o altri gruppi spesso in lotta violenta tra di loro. L’inefficacia dello Stato ne è solo conseguenza.

5. Il Belgio non è all’altezza della minaccia, aveva detto Alain Chouet, ex numero uno del Dgse, il servizio segreto estero francese. Sul banco degli imputati la ‘barocca’ struttura dei servizi di sicurezza. Sulla carta le strutture operative sono due: la cosiddetta Sûreté de l’Etat, il servizio segreto civile, dipendente dal Ministero della Giustizia, e il Sgrs, servizio estero e militare che dipende dalla Difesa. A coordinare le due gambe sono una serie infinita di comitati.

6. Di fatto il Belgio è un paese socialmente diviso in due: a nord vivono  i circa due terzi della popolazione, i fiamminghi di lingua olandese. A sud i valloni, che parlano francese, l’altro terzo della popolazione. Il nord fiammingo già contadino, si è industrializzato e ha sorpassato il sud francofono. Il resto dei belgi vive a Bruxelles, di fatto una specie di isola francofona in territorio fiammingo, che aggiunge un ulteriore livello di complessità alla situazione del Belgio.

7. Fiandre e Vallonia hanno più o meno lo stesso numero di impiegati pubblici, anche se i fiamminghi sono quasi il doppio dei francofoni. Nel paese ogni tema di rilevanza pubblica non può prescindere dalla questione linguistica che si esprime in una richiesta di maggiore autonomia da parte dei partiti separatisti fiamminghi. Queste richieste finiscono per paralizzare la politica belga, come accaduto  tra il 2010 2011 quando il Belgio rimase un anno e mezzo senza governo.

8. Divisioni che risalgono alla nascita stessa del Belgio: uno Stato artificiale, costruito a tavolino dalle grandi potenze europee in modo non molto diverso da come sono stati creati gran parte degli stati del Medio Oriente e dell’Africa. Riducendo all’osso la storia, il Belgio è voluto dal Congresso di Vienna dopo la caduta di Napoleone: uno stato cuscinetto nel nord Europa a difesa da futuri nuovi Napoleone. Olandesi protestanti del nord, e francofoni e olandesi cattolici del sud.

9. Mentre in Europa nascevano gli Stati nazione, in Belgio furono spostate le nazioni per inventarsi uno Stato. Con una situazione sociale ed economica rovesciata rispetto ad oggi: l’élite industriale francofona e il nord agricolo e arretrato. Lo Stato come una sorta di occupante straniero diventato il protettore di categorie, lobby e interessi particolari. La macchina pubblica divenuta terreno di scontro tra gruppi, divisi su base linguistica e di affiliazione politica.

10. Ed ecco perché Molenbeek, il quartiere covo della cellula franco-belga dello Stato Islamico in Ue non è mai stato riqualificato, nonostante da decenni si parli di risolvere i molti problemi che presenta. Paralisi che colpisce anche le agenzie di sicurezza, sospettose le une delle altre. Le amministrazioni locali che si contendono il controllo di mezza dozzina di forze di polizia diverse e divise. La polizia federale contro i crimini più gravi è spesso accusata di inefficienza.

11. Ed ecco spiegata la vergogna di Pasqua, con gli hooligan neo nazisti che hanno profanato la piazza memoriale delle vittime degli attentati. Venivano da una precisa località, erano stati segnalati, ma le polizie e le autorità di governo non si erano coordinate tra loro. Troppe incertezze e falle in uno Stato inventato. Nei sondaggi sul futuro del loro paese anche recenti, una significativa parte della popolazione risponde di credere che prima o poi il Belgio si dividerà in due.

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