lunedì 19 Agosto 2019

Regeni: escono i suoi documenti e l’Egitto rilancia la pista criminale

L’Egitto: «Uccisi i killer di Regeni». Fatti trovare i suoi documenti. Prima le autorità annunciano una sparatoria con una gang. Poi la stampa locale suggerisce un legame con l’omicidio del ricercatore italiano. In serata la conferma del loro ministero. Attesa su cosa risponderà l’Italia.

L’annuncio ufficiale nella notte di giovedì da parte del ministero dell’informazione egiziano. Trovata una borsa è rossa con la bandiera italiana stampata sopra: all’interno un porta-documenti con il passaporto di Giulio Regeni, il suo tesserino dell’Università Americana del Cairo e quello dell’Università di Cambridge, la sua carta di credito, e poi due telefonini. Le immagini dei documenti sono state pubblicate dal ministero dell’informazione su Internet. Che poi precisa: “Le carte di Regeni sono state trovate nell’abitazione della sorella del capobanda del gruppo criminale, nel governatorato di Qalyubiyya, nel delta del Nilo, a nord del Cairo”.

Regeni università cairo ok

La pista criminale, più volte sostenuta dalle autorità egiziane, ritorna, anche se senza testimoni diretti ancora in vita: una vera e propria moria attorno a quella vicenda. L’anticipazione della nuova verità egiziana sul quotidiano egiziano “Al Tahrir”: le immagini di un minibus bianco crivellato da una trentina di proiettili e, all’interno, i cadaveri di due giovani in jeans. Due dei cinque presunti criminali, accusati di essere «specializzati nel rapimento di stranieri», che sono stati uccisi dalle forze speciali egiziane in una sparatoria alla periferia del Cairo. Ipotesi rilanciata da altri due giornali, Al Mogaz e Al Watan, tutti vicini al regime.

Indiscrezioni subito ritenute sospette, l’ennesimo depistaggio, sino alla diffusione delle foto dei documenti del povero Giulio Regeni. E torna la pista della criminalità che sin dall’inizio l’Egitto aveva sostenuto negando le accuse di sequestro e torture da parte delle sue forze di sicurezza. Con rivelazioni graduali e molto ben gestite. Prima una operazione anticrimine di successo: “criminali specializzati nel travestirsi da agenti di polizia e di rapire e derubare gli stranieri”. I banditi avevano opposto resistenza, ed erano stati uccisi. Tutti. La sparatoria nella zona di New Cairo, non lontano dal luogo del ritrovamento del cadavere di Giulio.

In quel primo comunicato non si parlava per niente di Regeni. Poi le prime ipotesi di stampa di cui abbiamo già detto, e infine la notizia sul ritrovamento della borsa. La ricostruzione lascia aperti molti interrogativi. Se la banda era specializzata nel rapire stranieri, come mai non si è mai avuto notizia di altri sequestrati? E perché Regeni è stato l’unico straniero di cui si ha notizia ad essere ritrovato morto con evidenti segni di tortura? Rischi di non risposte. Il ministero dell’Interno del Cairo ha fatto sapere di aver trasmesso le nuove notizie agli investigatori italiani e ha ringraziato il nostro Paese “per la cooperazione” offerta all’Egitto. L’anticipo di ‘caso chiuso’?

Regeni Cambridge fb

Gli investigatori italiani in Egitto sono stati informati dalla polizia egiziana dell’uccisione dei membri della banda. Al termine dell’incontro, perplessità e attesa di ulteriori indagini. Interrogativi molti: ad esempio, perché se lo scopo del rapimento fosse un furto il giovane è stato seviziato per dieci giorni? E ancora, perché conservarne in casa i documenti di identità? Dubbi raccolti persino dal quotidiano filo-governativo Al-Ahram. “Una fonte della sicurezza ha smentito informazioni pubblicate da siti web che legano l’omicidio dell’accademico italiano Giulio Regeni alla banda specializzata nel sequestro e rapina di stranieri a New Cairo”.

Le contraddizioni anche sui media egiziani sembrano testimoniare l’esistenza di divisioni all’interno degli apparati di sicurezza e di intelligence.

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