martedì 20 Agosto 2019

Emergenza antiterrorismo, i Ministri Ue e le promesse mancate

Riuniti a Bruxelles, i ministri degli Interni dei 28 non trovano una strategia contro il terrorismo. Alla fine del vertice promesse su cose da realizzare a giugno. Nel frattempo? Avanti come prima, con un po’ di intelligence e sperando nell’antiterrorismo pensato pre Isis. Intanto è caos nel governo belga dopo le falle sugli attentati.

I ministri degli Interni dei 28 non trovano una strategia comune contro il terrorismo. Alla fine del vertice, promesse su cose da realizzare, ma operative e giugno. Nel frattempo? Avanti come prima, con un po’ di intelligence dove gli apparati spionistici funzionano, e non paiono molti, e sperando nell’antiterrorismo pensato prima di Isis e da ricalibrare ovunque.

Nessuna decisione risolutiva anche sulle questioni politiche interne al governo Belga. Jan Jambon e Koen Geens, i ministri degli Interni e della Giustizia, hanno rassegnato le dimissioni assumendosi la responsabilità per le esplosioni all’aeroporto di Zaventem e alla stazione delle metropolitana di Maelbeek. Il primo ministro Charles Michel le ha respinte, lasciando i ministri al loro posto nonostante tutto.

Ibrahim el-Bakraoui, uno degli autori degli attentati di martedì, venne espulso a luglio dalla Turchia e le autorità di Ankara avvertirono quelle belga che l’uomo era un «foreign fighter», un cittadino europeo andato a combattere per lo Stato islamico dall’Europa. Difesa: «Siamo stati avvertiti solo dopo l’atterraggio, quando era difficile arrestarlo», in quanto munito di carta d’identità belga, ha detto Geens, responsabile comunque di non aver saputo intercettare il terrorista in questi mesi.

Ed ecco che alla fine di tre ore di riunione, i ventotto hanno promesso che il Pnr, il registro dei dati passeggeri aerei, deve essere adottato ad aprile e attuato con urgenza. E ci svelano che è li fermo da mesi, contestato per le limitazioni alla privacy e l’ostracismo di alcuni schieramenti politici, liberali e verdi in testa. I ministri Ue, ci dicono pure, indirettamente, che le decisioni già prese dopo gli attacchi terroristici di Parigi in novembre sono lì, ferme anche loro. Ora, bontà loro, hanno deciso un calendario con tutte le tappe da attuare. Ma vedremo forse qualcosa a fine giugno, tipo una guardia costiera e di frontiera europea.

L’elefante e il topolino. Riuniti a pochi decine di metri dalla stazione della metropolitana di Maelbeek, il luogo del secondo attacco jihadista di martedì, i ministri degli Interni dell’Ue giurano di voler fare sul serio. Prima scherzavano? Entro giugno, Commissione europea, il coordinatore per l’anti-terrorismo dell’Ue, presenteranno «risultati concreti». Il dito sulla piaga lo mette Alfano. «Il limite dei governi europei non è quello di non saper decidere, ma quello di non realizzare ciò che si è deciso di fare». Il guardasigilli Orlando: «I terroristi ci colpiscono come se fossimo una cosa sola e noi rispondiamo come se fossimo diversi».

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