• 19 Febbraio 2020

Settimana santa e giorni di paura: 13 attacchi nel 2016

Tredici attacchi, almeno 138 vittime, centinaia di feriti. È la mappa del terrore di marzo 2016. E in tutta Europa intensificate le misure di sicurezza, stazioni ferroviarie, metropolitana, aeroporti e nei luoghi simbolo della città. A Roma la vigilanza massima nei punti di attrazione e di aggregazione dove è previsto un aumento di presenze con l’arrivo dei turisti per le feste pasquali. Sotto la lente i monumenti più importanti della città, l’area attorno a San Pietro e le celebrazioni di Pasqua. Più di mille gli obiettivi sensibili dislocati in città e sorvegliati con vigilanze fisse e mobili.

Il dolore per i morti, le lesioni indelebili scolpite nelle menti delle centinaia di feriti. Ma sono le falle nella sicurezza e nell’intelligence belga ed europea, messe a nudo dagli attentati all’aeroporto e nella metro di Bruxelles, la prima preoccupazione tanto nei palazzi della Ue quanto nelle cancellerie di tutta Europa. “Incapacità imbarazzanti”, le ha definite il presidente del Copasir italiano, Giacomo Stucchi. L’Italia sa fare meglio (ma sull’argomento torneremo presto). Per oggi è stato convocato un vertice straordinario dei ministri dell’interno. All’ordine del giorno, l’applicazione delle norme europee sull’antiterrorismo.

La Ue punta il dito contro i governi che hanno un gap di fiducia e non fanno passi avanti. “La cooperazione tra i nostri servizi segreti era già stata decisa nel 1999 e ribadita nel 2001 dopo l’11 settembre. Ma ancora non si fa, per ragioni che mi sfuggono, anche se è evidente che la nostra conoscenza degli altri paesi è imperfetta e questo vale per i paesi dell’Africa del Nord ed i loro vicini”, è la denuncia di Junker. Le resistenze storiche sono venute da Londra e Parigi, da dove arrivano ora solo piccole aperture da Valls e Cameron. Serve una struttura condivisa della sicurezza nella Ue, qualcosa che assomigli ad un Fbi europeo, dice Renzi.

rem

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