• 19 Febbraio 2020

Karadzic boia di Bosnia 40 anni di carcere: genocidio a Srebrenica

Tanti anni dai fatti, più di 20, e tanti anni di processo, ben cinque, per una sentenza forse equilibrata ma difficile da applaudire. Radovan Karadzic, ex leader politico dei serbi di Bosnia, è stato condannato a 40 anni dopo essere stato riconosciuto colpevole di 10 capi d’accusa per crimini contro l’umanità, crimini di guerra e il genocidio di Srebrenica. Il tribunale lo ha invece assolto da uno dei due capi d’accusa per genocidio legato alle molte altre municipalità della Bosnia coinvolte nella guerra e vittime di massacri.

Foto simbolo di Srebrenica: il generale Mladic, braccio armato di Karadzic, parla cfon una donna musulmana a cui stava facendo ammazzare i familiari maschi
Foto simbolo di Srebrenica: il generale Mladic, braccio armato di Karadzic, parla cfon una donna musulmana a cui stava facendo ammazzare i familiari maschi

Lo scorso settembre -tempi infiniti anche della giustizia internazionale- il procuratore Alan Tieger nella sua requisitoria, aveva chiesto l’ergastolo. A suo avviso Karadzic aveva come obiettivo «di sterminare i bosniaci non serbi; lui era il comandante supremo e non aveva nessuno sopra di lui; seguiva le operazioni a Srebrenica ed ha approvato ogni passo importante». Karadzic,  psichiatra montenegrino, latitante per dodici anni e arrestato nel luglio 2008, era accusato di aver fatto parte dell’impresa criminale nella quale, estate 1995, fu compiuto il genocidio di Srebrenica. In quella tragica occasione oltre ottomila musulmani maschi furono sterminati in pochi giorni.

Karadzic è stato riconosciuto responsabile di tanti altri casi di massacri, stupri, torture, saccheggi e pulizia etnica, fino ai campi di concentramento a Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik. L’accusa aveva sostenuto fossero anche quelli casi di genocidio. Karadzic, oltre al genocidio di Srebrenica, è stato riconosciuto personalmente colpevole, assieme al suo braccio militare Ratko Mladic ed altri, dell’assedio di Sarajevo. 43 mesi durante i quali la città veniva colpita in media da 329 granate d’artiglieria al giorno, furono uccisi 11.541 civili, di cui 1.601 bambini, e ferite 50.000 persone.

Sintesi: è caduto solo il primo capo d’accusa per genocidio a Bratunac, Prijedor, Foca, Kljuc, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik, poiché il collegio dei giudici non si è convinto che, nonostante i crimini commessi, ci fosse l’intenzione di sterminare parzialmente o del tutto le comunità non serbe, e quindi di commettere genocidio. Karadzic (70 anni), che era presente oggi all’enunciazione della sentenza nell’aula del Tpi, ha diritto a presentare appello contro la condanna, al pari della procura. La sentenza di appello è quella definitiva. Salvo la mancata condanna anche simbolica all’ergastolo, difficilmente per lui si apriranno mai le porte del carcere.

Florence Hartmann
Florence Hartmann

Stupore  certo all’Aja dove Florence Hartmann, ex portavoce della Procura è stata arrestata proprio nel cortile del Tpi. Immagini televisive hanno mostrato rappresentanti delle associazioni delle vittime della guerra in Bosnia, che assisteranno alla pronuncia del verdetto contro Radovan Karadzic, mentre cercavano di impedire l’arresto creando un cerchio intorno a Hartmann, poi portata di peso all’interno del Tribunale. Pare che il motivo sia un mandato di cattura spiccato otto anni fa contro Hartmann condannata a sette giorni di reclusione per aver pubblicato documenti secretati sul coinvolgimento di Belgrado nella tragedia di Srebrenica.

rem

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