di Piero Orteca
Alcuni servizi segreti avevano visto giusto, pronosticando una nuova ondata di terrore jihadista in Europa. In particolare, è risultata azzeccata la previsione che gli attentatori colpiscono i Paesi più odiati (come la Francia) o quelli più “deboli” (come il Belgio). Così, puntuali, nella Settimana Santa, sono arrivati i colpi sanguinosi, una vera mattanza, studiati dall’Isis. Trentaquattro morti e 150 feriti sono il bilancio provvisorio delle due azioni di guerra condotte contro l’aeroporto e la metropolitana di Bruxelles.
Non è una sorpresa per gli addetti ai lavori. Il “Califfato” ha progressivamente guadagnato proseliti nelle “banlieues” parigine e nelle periferie, più o meno degradate, del Belgio. In questi quartieri le rivendicazioni sociali e la conflittualità di origine religiosa, una sorta di “scontro tra civiltà” riveduto e corretto, si sommano a formare una macro-area di crisi, che mette assieme profonde motivazioni socioeconomiche e altrettanti devastanti confronti culturali.
Un fil-rouge d’acciaio lega le “banlieues” francesi a sobborghi e quartieri come Vilvorde, Zaventem o Molenbeek, in Belgio, dove su 100 mila abitanti l’80% è musulmano. Attenzione, però: non c’è niente di più sbagliato dal considerare ogni islamico un potenziale terrorista. E’ invece proprio la “massa”, l’alta densità etnica in certe aree diffuse a macchie di leopardo, a diventare il brodo di coltura di sanguinari tagliagole che, nascosti nelle pieghe dell’emarginazione o dell’indifferenza, nel migliore dei casi, sono tollerati, se non protetti. O, addirittura, fiancheggiati.
Il premier belga Charles Michel lo sa e lo sanno anche i suoi 007. E quelli francesi, così come gli israeliani, che da un pezzo avevano messo in guardia mezzo mondo. Michel ha parlato di “possibili nuovi attentati”. Lo ringraziamo, ma lo avevamo già capito anche noi, che non siamo mai andati alla Scuola di intelligence. Cinque mesi fa abbiamo scritto che ad Antalya (G-20) si sono rischiati i piatti in faccia. I francesi accusavano Obama di non volere impiegare sul terreno siriano (e irakeno) manco un soldato americano.
Insomma, tutti dicevano di voler prendere le castagne dal fuoco, ma rigorosamente con le mani degli altri. Poi, gratta gratta, si è scoperto che il santuario europeo del fondamentalismo islamico era il Belgio. Su 640 mila musulmani che vivono nel Paese, il Mossad dice che circa 1 ogni 1260 si è recato a combattere in Siria o Irak, con il “Califfo”. Molti, poi, sono rientrati alle basi di partenza, mimetizzandosi nei flussi migratori. E’ così, punto e basta. E se qualcuno parla di “forzature” significa che non ha figli da piangere o pensa che le disgrazie debbano capitare sempre agli altri.