Il campo di accoglienza di Lesbo è una Guantanamo europea. A denunciarlo è l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, che ha deciso di lasciare l’hotspot diventato una vera e propria prigione per migranti. Stessa decisione per Medici Senza Frontiere e altre organizzazioni umanitarie che non vogliono rendersi complici di quanto accade in quei campi all’indomani degli accordi Ue-Turchia sulla gestione dei rimpatri.
Telefonini sequestrati, persone sotto chiave dentro le baracche contro la loro volontà; nessuno è più libero di muoversi per il campo trasformato in un centro di detenzione. È il drammatico racconto fatto dagli operatori dell’Unhcr ai giornalisti.
“Non saremo complici di questa crudeltà. Dietro queste reti metalliche non c’è né chiarezza né legalità”, dice a Repubblica Moria Michele Telaro, coordinatore sull’isola del lavoro di Msf. Sarà interrotto anche il servizio bus per il trasporto al centro migranti sbarcati nella parte nord dell’isola.
Al centro della protesta c’è l’accordo tra Bruxelles e Ankara, che incassa 6 miliardi di euro dall’Europa per consentire i rimpatri delle persone sbarcate illegalmente – non c’è un modo legale per farlo – sulle coste greche. In cambio il vecchio continente ospiterà 72 mila profughi siriani provenienti dalla Turchia. L’Europa se ne lava dunque le mani e delega ai vicini turchi la gestione del problema.
A rimetterci, come è ovvio, sono decine di migliaia di profughi lasciati in sospeso tra le burocrazie di due continenti e nessuna certezza sul loro destino. Perché il testo non specifica come funzionerà il meccanismo del perverso do ut des. Chi può sbarcare in Europa? Chi sono quelli che possono fare richiesta di diritto d’asilo? Solo siriani e iracheni? E gli afghani? E qual è il destino dei migranti economici?
Nessuna indicazione in merito, “nemmeno un foglietto di quattro righe con l’Abc”, dice ancora Telaro. Le stesse preoccupazioni arrivano da tutti gli operatori umanitari che lavorano nell’avamposto europeo sul mar Egeo. I greci, stando all’accordo, non devono respingere e non devono più accogliere. Follie burocratiche, sperimentate sulla pelle di donne, bambini e uomini sfiancati da settimane di viaggio in fuga da guerre e povertà. Per scontrarsi in Europa con la miseria metallica dei muri di filo spinato.