mercoledì 17 luglio 2019

Karadzic, ex leader serbo-bosniaco dei massacri, verso l’ergastolo

Un processo durato sei anni a carico di Radovan Karadzic, ex leader politico dei serbi di Bosnia, accusato di genocidio ai danni di musulmani e croati bosniaci durante la guerra del 1992-95. Il procuratore del Tribunale internazionale ha chiesto l’ergastolo per Karadzic che, “come comandante supremo e non aveva nessuno sopra di lui e seguiva le operazioni a Srebrenica ed ha approvato ogni passo importante”.

Sei anni dopo l’avvio del processo -attesa infinita- i giudici del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia leggeranno la sentenza di primo grado a carico di Radovan Karadžić. Tempi di questa giustizia troppo lunghi, rileva critico l’Osservatorio Balcani. Sia per le vittime, che per molte e diverse verità che nello scorrere del tempo si sono affermate sulle guerre dei Balcani. Su chi ha causato la guerra, le guerre in Bosnia, sulla giustizia internazionale, e infine su Radovan Karadžić. I diversi racconti di quegli odi e di quelle tragedie non si sono ravvicinati. Lo dimostra la Bosnia Erzegovina, di oggi, instabile e divisa a tutti i livelli della vita sociale e amministrativa.

La questione chiava del giudizio. L’accusa di genocidio commesso in ben sette municipalità della Bosnia d’allora, il più importante tra i 4 capi d’accusa rivolti a Karadžić. Già una sentenza dice che a Srebrenica, nel 1995, è stato commesso un genocidio. Da verificare ora se l’accusa, il procuratore Alan Tieger sarà riuscito a provare che il piano genocidario della leadership serbo bosniaca non era limitato a Srebrenica ma esisteva fin dal 1992, cioè dall’inizio del conflitto, anche in altre zone del paese. Ecco perché la sentenza Karadžić potrebbe scrivere una pagina nuova sulle vicende degli anni ’90 nei martoriati Balcani dello sfascio della vecchia Jugoslavia.

Karadžić, breve nota biografica, è nato nel 1945 in un piccolo villaggio del Montenegro, Petnjica. Emigrato a Sarajevo e divenuto medico, nel periodo jugoslavo non si era fatto notare per particolari sentimenti nazionalisti. Poi, sul percorso della disgregazione della vecchia Jugoslavia, l’esplodere dei contrapposti partiti nazionalisti. Ma contro Karadzic -sempre Osservatorio Balcani– l’accusa non giudiziaria ma politica di avere distrutto non solo un paese, ma anche una società. Una società dove la figlia di Karadzic, Sonja, è vice presidente del parlamento. Un Paese, la Serbo-Bosnia di Banja Luka, dove domenica scorsa, il presidente Dodik ha inaugurato una Casa dello Studente intitolata a Radovan Karadžić, lui che i giovani li mandava al fronte.

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