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martedì 19 20 Novembre19

Referendum conquista democratica e astensionismo

Referendum ambientalista anti trivelle. «Soldi sprecati», argomentazioni già sentite e forse condivise da molti. Ma certo inedita sarebbe la scelta dell’astensione, che -narrano le cronache- sarebbe sostenuta dai due vicesegretari Pd. Referendum promosso da almeno cento dirigenti locali del partito che rischiano la diffida nell’uso del simbolo.

Quantomeno «insolito». Referendum ambientalista anti trivelle. «Soldi sprecati», affermano i due vicesegretari del Pd Serracchiani e Guerini che sostengono la scelta dell’astensione. Così almeno narrano le cronache. Referendum -va ricordato- promosso da almeno cento dirigenti locali del partito che rischiano la diffida nell’uso del simbolo. Certo, nella lunga, gloriosa e spesso travagliata storia dei referendum, dal divorzio all’acqua pubblica, non era mai successo che il Pci-Pds-Ds-Pd -che un partito di sinistra- si dichiarasse ostile alla consultazione popolare usando motivazioni di solito usate dalle destre.

Nella memoria di molti l’invito ad ‘andare al mare’ di epoca craxiana o le più recenti crociate astensioniste del Cardinale Ruini. Non simpatici precedenti. La contrarietà del governo è palese e anche legittima, più difficile la partita politica che che sta profilandosi all’interno del Pd. Anche perché i promotori della consultazione contro le trivelle -molti esponenti locali del Pd- avevano proposto di abbinare la scheda ambientalista con quella delle prossime elezioni amministrative, proprio per favorire la partecipazione popolare.

Adesso i due vicesegretari, Serracchiani e Guerini, sparano a zero contro il referendum anti trivelle, la consultazione popolare che chiama gli italiani a dire la loro su un tema ambientalista molto importante. I due esponenti politici parlano di spreco di denaro pubblico, ormai inevitabile, e di minacce all’occupazione, e qui il tema si fa scottante. Che legge è stata approvata per fermare le trivellazioni petrolifere che minaccerebbero l’ambiente lungo la costa italiana? Molti nel Pd vorrebbero anche sapere chi ha deciso per l’astensione quando numerosi presidenti delle regioni che hanno promosso il referendum sono proprio dello stesso partito dei due vicesegretari.

Mentre il Pd sceglie la via dell’astensione, i Vescovi, con un documento della Cei chiedono che si discuta tenendo conto dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. I prelati chiedono una “attenzione all’aspetto sociale che ha portato i Vescovi a confrontarsi anche sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle -se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, oltre la scadenza della concessioni- concordando circa l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorire una soluzione appropriata alla luce dell’Enciclica di papa Francesco”.

Astensione, quello che faceva Berlusconi sul referendum per il nucleare. Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd): “Attenzione ad utilizzare lo scudo dei lavoratori per sostenere l’attività lobbistica delle compagnie petrolifere. Perché potremmo spiegare come le imprese in Basilicata operano con il 40 per cento di ribassi, i lavoratori hanno contratti a due mesi e anche coloro che sono stati formati secondo accordi e indicazioni delle compagne petrolifere non vengono assunti, come proprio in questi giorni hanno denunciati i sindacati. Un grande partito popolare come il PD, che ha nel suo dna la partecipazione dei cittadini, non può sostenere l’astensione: una scelta che rinnega la sua stessa storia e quella del centro-sinistra”.

 

 

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