• 24 Febbraio 2020

L’ex asilo Filangeri a Napoli, tra cultura e degrado

Nel cuore di Napoli c’è una struttura comunale, l’ex Asilo Filangeri che nel 2013 doveva ospitare il Forum universale delle culture. Da quattro anni fa è occupata dal collettivo La Balena e, con la benedizione del sindaco, è stato inserito nell’elenco degli edifici dediti alle “espressioni culturali” della città, grazie a uno straordinario patrimonio archeologico. Che oggi è letteralmente coperto dalla monnezza, con cassette di ritrovamenti archeologici accatastate in un angolo (dove chiunque poteva andare a “prelevare”), mura romane sfondate per fare spazio a un tubo di plastica per lo scolo delle acque, incustoditi e sepolti i tesori archeologici, stucchi e pitture coperte dal fango. Il Bastian si chiede: ma il sindaco dove stava, in questi anni? Nessuno l’ha informato?

A Grosseto ci sono ragazzi che, di notte, attraversano di corsa la strada, fingono di essere investiti, e chiedono a chi si ferma dei soldi “per stare zitti” altrimenti minacciano di andare alla polizia. La cronaca del Tirreno scrive “sono probabilmente nordafricani e indossano abiti scuri per non farsi vedere”. Il Bastian si permette di chiedere al giornalista che ha scritto quel pezzo: visto con i tuoi occhi o “sentito dire”? Magari è tutto vero, ma -giornalisticamente parlando- una “pezza d’appoggio in più sarebbe necessaria. O i colleghi sono testimoni, e raccontano quello che hanno visto? Mah. Quel “probabilmente nordafricani” è un po’ sospetto.

Sferzata de Il Mattino di Napoli sui vecchi leader del Pd. A D’Alema ricorda quando andò al governo con i voti di Cossiga, e le giravolte che aveva fatto con Berlusconi alla Bicamerale. E l’appoggio di D’Alema a Bassolino, per il giornale napoletano, rischia di diventare non un problema per il Pd ma per la città, che ormai è “precipitata in un collasso amministrativo”.

Claudiu Gheorghe, di origine romena, trent’anni, a Torino è stato ucciso da quello che è conosciuto come “il cowboy”, per il cappello che porta sempre, un uomo di 66 anni. Quattordici coltellate, e poi se ne è andato. Sul quotidiano torinese, La Stampa, c’è un’intera pagina. Ma non c’è mai il nome del “cowboy”. Il Bastian non capisce questo eccesso di riguardo per un assassino. Per fortuna, nell’edizione web, alla fine compare il nome dell’assassino: Michele Rignanese, con precedenti per omicidio.

Daniele Protti

Daniele Protti

Daniele Protti, è giornalista di lungo corso e di nobile mestiere: direttore de Il Quotidiano dei Lavoratori, poi a Il Globo, Il Messaggero, a L’Europeo (direttore del settimanale del 1995, della rivista dal 2000 al 2013). Ora rema contro assieme e noi.

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