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giovedì 5 Dicembre 2019

Il Massimo D’Alema e il minimo Pd, è sfida politica

Massimo D’Alema dalle colonne del Corriere della Sera cannoneggia il Pd, «finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali», che respinge il ricorso di Bassolino «perché in ritardo. Ma qui siamo oltre l’arroganza. Siamo alla stupidità», le primarie «manipolate da gruppetti di potere», diventate «un gioco per falsificare la volontà popolare e per imporre i candidati delle segreterie»

 

Massimo D’Alema, freddo, lucido, più che togliersi i sassolini dalla scarpa, si toglie la scarpa e la tira verso Renzi e l’attuale maggioranza del Partito democratico. E fa male, la scarpa, molto male. Uno perché dà voce e razionalizza un disagio diffuso nella sinistra sociale ormai rimasta orfana di forma politica. Due perché non urla alla Grillo e non vende slogan alla Renzi ma esprime giudizi critici nel lucido linguaggio della battaglia politica. D’Alema lo fa attraverso una intervista al Corriere della Sera. Alcuni passaggi chiave.

D. Siamo alla scissione?
«Sta crescendo un enorme malessere alla sinistra del Pd che si traduce in astensionismo, disaffezione, nuove liste, nuovi gruppi. Si tratta di un problema politico e non di un complotto di D’Alema, che è impegnato in altre attività di carattere culturale e internazionale».

D. Lei è uno dei fondatori del Pd. Uscirà?
«Anche Prodi lo è, e anche lui mi pare sempre più distaccato. Il Pd è finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali. Dei fondatori non sanno che farsene. Ai capi del Pd non è passato per l’anticamera del cervello di consultarci una volta, in un momento così difficile. Io cosa dovrei fare? Cospargermi il capo di cenere e presentarmi al Nazareno in ginocchio a chiedere udienza a Guerini?».

D. A Napoli bisogna annullare le primarie?
«I dati sono impressionanti. Nelle aree di voto d’opinione, Bassolino è nettamente avanti. In altre zone è sotto di tremila voti: a proposito di capibastone e di truppe cammellate, come le chiamano i nostri cosiddetti leader. Bassolino denuncia un mercimonio. Produce video che lo provano. E il presidente del partito, con il vicesegretario, rispondono che il ricorso è respinto perché in ritardo? Ma qui siamo oltre l’arroganza. Siamo alla stupidità».

D. Il presidente del partito, Matteo Orfini, è una sua creatura.
«Nella vita si può evolvere in tanti sensi. Del resto, loro dicono che sono bollito; anch’io avrò avuto una mia evoluzione. Ma come non capire che una risposta così sconcertante getta discredito sul partito, sulla politica?».

D. Basta primarie allora?
«Non ho detto questo. Ma così hanno perso ogni credibilità. Sono manipolate da gruppetti di potere. Sono diventate un gioco per falsificare e gonfiare dati. Bisogna scrivere nuove regole. E intanto rispettare quelle che già ci sono».

Non male come portata delle critiche. Ma proviamo ad isolare i vari aspetti delle osservazioni ultime di D’Alema fatte anche attraverso altri canali. Magistrale la valutazione che ne fa Norma Rangieri su il Manifesto. Priviamo a fare assieme uno schema della bocciatura senza appello che D’Alema fa del gruppo dirigente del Nazareno.
1. le primarie sono fatte apposta «per falsificare e gonfiare» i voti.
2. Renzi è «oggettivamente» come Berlusconi.
3. Jobs act, Imu e riforma elettorale non hanno niente a che vedere «con un progetto riformatore».
4. I dirigenti sono «oltre l’arroganza, siamo alla stupidità».
5. Stupidità di credere che andando con Alfano e Verdini si vince mentre si perdono tutti i voti del centrosinistra verso il quale Renzi «non ha mai nascosto il suo disprezzo».

A D’Alema che cita Prodi come padre fondatore dell’Ulivo, si fa lo sconto: dimenticando l’attacco al padre dell’Ulivo quando lui, insieme a Bertinotti, disarcionò il governo e subì una sonora sconfitta del Pd alle elezioni regionali e poi si persuase alle sue stesse dimissioni da palazzo Chigi.
Ma, salvo il ‘dettaglio’, l’atto d’accusa dalemiano rege, e prosegue. Nell’intervista al Corriere della Sera e successivamente a un seminario romano sulla politica estera, l’ex presidente del consiglio ha giocato a fare l’estremista ma -ossimoro- con moderazione, senza risparmiarsi la battuta sui «partitini di sinistra».

Renzi e il partito della nazione
Se il Pd va avanti con Alfano e Verdini «nessuno può escludere che alla fine qualcuno riesca a trasformare questo malessere in un partito».
? Come fare per non finire nella ridotta di un partitino di sinistra
? Come fare per ricostruire una sinistra di larghe culture politiche e sociali.
D’Alema, impietoso, non risparmia niente e nessuno nella sua analisi politica. E cita le «simpatiche minoranze» dei Cuperlo e dei Bersani, che «non riescono a incidere sulle decisioni fondamentali».
Perfido D’Alema: «Tutta la ricca schiera degli oppositori del leader di Rignano [Renzi] abbaia alla luna e non sposta Renzi di un millimetro».

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