venerdì 19 luglio 2019

L’Europa del panico sotto ricatto turco. Gran bazar profughi

Intesa nella notte tra Europa e Turchia al mercato dei profughi. Un accordo pagato in contanti che serve solo a prendere tempo. Ankara chiede altri 3 miliardi e una redistribuzione dei profughi dalla Siria, «uno a te uno a me». Nuovo vertice il 17 marzo. Di libertà di stampa in Turchia se ne parla, ma tanto per farlo. Non pare il caso di infastidire il dispotico Erdogan

Colpo di mano nella notte della Turchia al mercato dei profughi con l’Europa. Accordo sottobanco della Germania con i turchi pagato in contanti dall’Ue che serve solo a prendere tempo. Ankara chiede e otterrà altri 3 miliardi e una redistribuzione dei profughi dalla Siria, «uno a te uno a me». L’uomo di Erdogan, il premier turco Ahmet Davutoglu, ha fatto saltare il banco della trattativa che era in corso tra le diplomazie. La Turchia disposta ad accogliere tutti i migrati che hanno traversato l’Egeo in cambio di una redistribuzione «uno a uno» verso i Paesi Ue dei siriani già presenti in Anatolia.

Per farlo, ha chiesto altre tre miliardi e progressi nell’avvicinamento all’Ue, a partire dall’anticipo della liberalizzazione dei visti a giugno. Che la Turchia di Erdogan possa entrare in Europa, fa parte della fiction per la politica interna turca, mentre resta fantapolitica per il resto dell’Ue. Accordo per finta. Una paginetta di intesa con Ankara, per dire «accogliamo con favore» il suo schema. Non è un accordo ma solo un ponte, scrive qualcuno. In realtà un mercanteggiamento da Gran Bazar. Dettagli dovranno essere discussi da qui al summit del 17 marzo, ultima chance per un accordo indispensabile.

Quella dannata cena tra Angela Merkel col premier turco Davutoglu e la nuova bozza che dice poco e risolve ancora meno. I profughi come pacchi da barattare. «Per ogni siriano riammesso dalla Turchia un altro siriano sarà ridistribuito agli stati dell’Unione». Offerte da supermercato. Ankara è disposta a riaccogliere gli sbarcati in Grecia purché possa liberarsi in egual misura dei profughi che ha già in casa. E cosa cambia? E qualcheduno s’illude che il rimpatrio automatico possa fermare il flusso nell’Egeo. Qualche morto in più tra un va e vieni di disperati palleggiati tra scafisti e l’euro egoismo.

L’amministrazione di Erdogan chiede altri tre miliardi, oltre i tre già avuti in autunno. Più le spese dei rimpatri che sarebbero pure temporanei. Incasso-ricatto. E gli opportunismi tedeschi. Domenica tornata elettorale in casa per Angela Merkel, che ha diretto un’operazione a suo vantaggio. Fumo, dato che la redistribuzione dei rifugiati già giunti in Europa non decolla. Allora redistribuzione di quelli rimasti fuori, pagati pronto cassa. Per nulla contenti greci, ciprioti, centrorientali e baltici xenofobi. Hollande e Italia stanno con Berlino e fanno fa finta d’essere d’accordo non avendo alternative.

Intesa debole, debolissima. Debole come il riferimento alla libertà di stampa in Turchia. Ne hanno parlato Renzi e il britannico Cameron al pranzo col premier turco Davutoglu. Ma il testo finale dichiara in modo piatto che «i leader ne hanno parlato». La Turchia e l’Ue: Davutoglu col coltello dalla parte del manico alza il prezzo. «La Turchia è pronta ad essere un membro dell’Ue». L’Unione non altrettanto, soprattutto di fronte alla svolta autoritaria e islamista imposta al grande Paese del presidente Erdogan. Turchia forcaiola ma furba, ed Europa un po’ più democratica ma decisamente inconsistente.

Una corte turca ha ordinato il commissariamento dell’agenzia di stampa Cihan dello stesso gruppo editoriale del quotidiano Zaman, già ‘commissariato’. L’agenzia di stato Anadolu ha precisato che una corte di Istanbul ha nominato tre amministratori per gestire la Cihan News Agency. L’agenzia di stampa Cihan è considerata l’unica -oltre alla Anadolu- in grado di fornire una copertura a livello nazionale delle operazioni di scrutinio durante le elezioni. Sospetto. La rete di Cihan aveva garantito la distribuzione del neonato quotidiano Yarina Bakis, fondato da ex giornalisti di Zaman dopo il commissariamento.

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