martedì 25 giugno 2019

8 marzo di 70 anni fa, il voto alle donne e poi le mimose

La festa della donna a 70 anni dal voto alle italiane. L’8 marzo 1946 si tornò a festeggiare la Giornata internazionale della donna dopo la pausa imposta dal fascismo. Due giorni dopo le donne italiane votarono per la prima nella storia. La mimosa simbolo, appare per la prima volta proprio quell’ 8 marzo di 70 anni anni fa.

70 anni fa, forse quell’8 marzo, più che il ritorno della giornata internazionale della donna dopo la cancellazione del fascismo, fu vigilia di voto per la prima volta nella storia e per tutte le italiane, il 10 marzo. E assieme la storia della donna in Italia propone la nascita della tradizione della mimosa. Fu omaggio alla donna e assieme invenzione della povertà del dopoguerra, anzi, per un bel pecco d’Italia, non era ancora arrivata la Liberazione.

Nella Roma liberata, le festa della donna per la prima volta chiamata al voto, un po’ per omaggio un po’ per propaganda elettorale, si scelse di regalare a ogni donna, assieme ai volantini un fiore. Come avveniva in Francia con le violette. Ma i soldi per comprare e regalare fiori in quel 1946 non ce n’erano. Roma però nei primi giorni di marzo era tappezzata di mimose, e per questo fu scelto quel fiore spontaneo ormai divenuto simbolo.

mimosa ragazza

Celebrazioni e annunci per la festa della donna, ma la strada da percorrere per la piena parità di genere, ci dicono studi e statistiche, è ancora lunga. Continua ad esserci un gap in Europa tra donne e uomini sul lavoro, sia per lo stipendio che nelle carriere. L’Italia, a stupirci, è tra i Paesi ‘virtuosi’ per uno degli scarti salariali minori registrati tra i 28, mentre si trova a metà classifica per numero di donne con figli che scelgono di lavorare a tempo parziale.

Dati Eurostat in occasione dell’8 marzo. In media nell’Ue una donna a pari mansioni di un uomo guadagna il 16,1% in meno (cifre 2014): i paesi che più discriminano sono Estonia (28,3%), Austria (22,9%), Repubblica ceca (22,1%), Germania (21,6%) e Slovacchia (21,1%). L’Italia è tra i ‘primi della classe’, con una differenza di stipendio uomo donna del 6,5%, terza dietro Slovenia (2,9%) e Malta (4,5%), e seguita da Polonia (7,7%), Lussemburgo (8,6%) e Belgio (9,9%).

Dopo la mimosa. Nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo arriva finalmente ad affermare, tra le altre cose, il diritto all’istruzione di tutti e il principio di non discriminazione. Ma nel contesto internazionale la dichiarazione è rimasta spesso tale, non avendo potere vincolante verso gli Stati. E sono ancora oggi molti i regimi e le culture in cui la donna non gode di diritti e libertà elementari e viene impedito alle bambine di frequentare gli studi.

Integralismi. E’ del 2012 l’attentato dei talebani nei confronti della giovane pachistana Malala Yousafzai, allora appena quindicenne. La ragazza era celebre già ad 11 anni per il blog con cui aveva ed ha fatto conoscere al mondo intero il regime degli integralisti islamici, ostile alle donne e all’istruzione femminile. Dopo lunghe cure per le ferite riportate nel vigliacco attentato la ragazza, divenuta simbolo, è stata anche insignita del Nobel per la Pace.

Terrorismo Isis e non solo. In Nigeria i militanti islamici di Boko Haram, responsabili di attentati sanguinari, hanno rapito decine di ragazze che frequentavano il liceo per darle in spose ai terroristi o venderle come schiave. Accade oggi nelle terre lacerate dalla follia jihadista. Altro dramma al femminile le gravidanze precoci in America latina e in altri paesi in via di sviluppo. Attualità controversa, la maternità surrogata, spesso praticata nei paesi più poveri.

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