Privacy Policy Lotteria di guerra in diretta Tv: Libia sì, Libia no, Libia forse -
lunedì 20 Gennaio 2020

Lotteria di guerra in diretta Tv: Libia sì, Libia no, Libia forse

Siamo noi media ‘ad immaginare scenari di guerra che non corrispondono alla realtà’, afferma Renzi in una delle sua infinite presenze tv. Strano. 1. Wall Street Journal, ‘Italia pronta a guidare una forza internazionale in Libia’. 2. Dallo stesso giornale, ‘Italia accetta missioni di droni armati statunitensi sulla Libia’. 3. Ambasciatore Usa al Corriere della Sera specifica: ‘L’Italia potrà fornire fino a cinquemila militari’. Chi conta balle?

La tecnica è antica ma anche un po’ logora: la colpa è sempre del giornalista che equivoca e della stampa che strumentalizza. Nella caccia al bugiardo tra politica e giornalismo da salotto, il primato è decisamente difficile da stabilire. Ma comunque: “Nessuna guerra alle porte”, giura Renzi in uno dei suoi quotidiani salotti tv, che accusa i media di “immaginare scenari di guerra italiana che non corrispondono alla realtà”. La stampa male informate e bugiarda? Vizio planetario allora, dal Wall Street Journal al Corriere della Sera che dà la parola all’ambasciatore Usa in Italia.

Dall’America, dal Wall Street Journal si è saputo che l’Italia è (sarebbe) pronta a guidare una forza internazionale in Libia e che la pianificazione dell’intervento “è a un livello molto avanzato”. Dallo stesso giornale si era saputo che l’Italia “accetta tacitamente missioni di droni armati statunitensi sulla Libia”. Notizie e ruolino di marcia vengono dall’estero. Segue l’ambasciatore statunitense, John R. Phillips, che al Corriere della Sera specifica: “L’Italia potrà fornire fino a cinquemila militari”. Con qualcuno avrà pure concordato qualcosa prima di dare quei numeri?

Dunque il governo italiano si è ritrovato in ‘quasi guerra’ a sua insaputa. E il dibattuto politico tra governo e opposizione sceglie l’paula degli studi tv. Sabato Salvini ospite di Maria De Filippi, ieri Renzi da Barbara D’Urso. «Domenica Live» dopo le partire di calcio, e per 45 minuti. Senza contraddittorio. I giornalisti della carta stampata sempre a parlare delle cose che non vanno, della cattiva politica, delle polemiche interne, i talk show d’approfondimento con gente che urla e insulta, i telegiornali che offrono ‘poco spazio’, che a noi tele utenti appare una provocazione.

Meglio i salotti di Bruno Vespa o di Barbara D’Urso. Attualità di quasi guerra. I sondaggi dicono che la gran parte degli italiani è contraria alla guerra in Libia e Renzi rassicura: «Vedo gente che dice mandiamoci 5.000 uomini. È un videogioco? Ci vuole molta calma». E poi: «Bisogna entrare in Libia in punta di piedi», altro che «boots on the ground» americani. Forse per caso ma probabilmente no, ieri Silvio Berlusconi, ha detto «no ai bombardamenti in Libia. Spero che il governo Renzi non commetta l’errore di intervenire. Spero che ci sia un filo di saggezza».

Ma chi vuole questa guerra che mezzo mondo considera ormai alle porte? A prevederla si diventa guerrafondai? Nicola Latorre, presidente della commissione Difesa del Senato nega che l’impegno militare “sia nell’immediato e sia in un secondo momento”. Il capo di stato maggiore Difesa Carlo Graziano: «assolutamente sorpreso per le ricostruzioni giornalistiche che continuano a imperversare». Tutti caduti da pero. Qualche giorno fa invece la ministra della difesa Pinotti aveva dichiarato al Messaggero: “Pronti a guidare la coalizione. Almeno 5mila uomini”.

Nell’attesa che premier e ministri si mettano d’accordo tra loro, pare di cogliere nuove esitazioni da parte di Renzi. Opportunismi sugli effetti della guerra. Quelli reali, con le probabili perdite in una missione ad alto rischio. Quelli politici, in vista delle elezioni amministrative ormai prossime. L’intervento a guida italiana è un impegno che rischia di costare molto, troppo. La nuova strategia dell’Italia pare quindi quella di aspettare. E l’Italia insiste e chiede che in Libia si formi un governo di unità nazionale che chieda ufficialmente aiuto alla comunità internazionale.

Tempi lunghi, chiede Roma, per un impegno italiano che sarà comunque molto limitato. Prima o poi in Libia condurremo solo operazioni di polizia contro Daesh e, soprattutto, intelligence. Gli alleati non sono molto d’accordo su queste valutazioni politiche italiane di bottega. Gli italiani invece non sono d’accordo con la guerra. Secondo un sondaggio, i no all’intervento sono l’81%, i favorevoli il 14% mentre i ‘non so’ il 5%. Pesa la memoria del precedente intervento in Libia contro Gheddafi, con conseguenze totalmente negative a partire dai trafficanti di esseri umani.

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