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mercoledì 18 Settembre 2019

Italia dissestata rischia di franare su 7 milioni di persone

Più di un milione di persone vive in zone ad altissimo rischio di frane. Altre sei milioni in aree esposte al pericolo di alluvioni e inondazioni. Nove comuni su dieci rischiano di essere travolti da una frana o sommersi da un’inondazione devastante

Il 12 per cento della popolazione italiana corre il rischio di essere travolta da una frana, da un’alluvione o da una devastante inondazione. È il drammatico rapporto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che fotografa il dissesto idrogeologico del territorio italiano.

Più di un milione di persone vive in zone ad altissimo rischio di frane. Altre sei milioni in aree esposte al pericolo di alluvioni e inondazioni. Per nove comuni su dieci, ovvero 7.145, si pone il problema di come tutelare cittadini, attività economiche e beni culturali. L’88 per cento delle città italiane corre un reale rischio idrogeologico. E in sette regioni la percentuale sale all’incredibile cifra del 100%.

Nessun comune di Liguria, Valle D’Aosta, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata può dirsi al riparo dal dissesto del territorio. “A queste regioni – spiega il documento dell’Ispra – si aggiungono la Calabria, la Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%. Sono invece 51 con il 100% dei comuni a rischio per frane e inondazioni”.

Numeri che fanno rabbrividire se messi accanto alla consapevolezza che il problema non riguarda solo la sicurezza delle persone, ma è anche di natura economica. L’Ispra mette in guardia sulle possibili ricadute di un disastro idrogeologico. Infatti, quasi 80 mila imprese sull’intero territorio nazionale (ovvero l’1,7 per cento del totale) nascono in zone ad elevata o “molto elevata” pericolosità di frana. Una calamità potrebbe sconvolgere la vita di 200 mila lavoratori per altrettante famiglie.

E questo solo considerando gli effetti di un disastro nell’immediato. Ma se si guarda a uno scenario di medio termine i lavoratori coinvolti salgono a 576 mila, per oltre 2 milioni di addetti.

C’è poi l’impatto culturale, considerando che l’Italia è uno dei templi della conservazione artistica e archeologica mondiale. Il report dell’Istituto di protezione ambientale stima in 34.651 i monumenti, i siti archeologici e architettonici potenzialmente esposti al pericolo di frane. Tra i comuni a rischio spiccano Venezia, Firenze Ravenna, Ferrara e Pisa.

Ritorna prepotentemente il tema della caotica e incontrollata espansione antropica. Ovvero di quel fenomeno le cui cause sono dovute all’intervento umano. E le cui conseguenze si registrano con preoccupanti ricadute sul territorio, la cui cattiva gestione soffre di un’inadeguata pianificazione a livello nazionale. Ambiente ed ecosistema piangono ora. Noi dovremo farlo dopo?

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