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mercoledì 18 Settembre 2019

A casa gli ostaggi liberati. In Libia fu blitz, fuga, riscatto?

L’abbraccio di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno con i familiari, all’arrivo all’aeroporto di Ciampino. «Siamo devastati psicologicamente, vogliamo tornare a casa» sono state le prime parole da uomini liberi. Restano ancora in Libia i corpi dei due ostaggi meno fortunati. I molto punti ancora oscuri della vicenda.

L’incertezza sino all’ultimo momento in un continuo rimpallo tra Libia e Italia. Quando il ritorno a casa? Ed è finalmente avvenuto poco dopo le 5 all’aeroporto militare di Ciampino. Senza più la barba, commossi, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno hanno potuto riabbracciare le famiglie. Ieri si erano rincorse le voci sull’arrivo dei due ex ostaggi. «Sono partiti» da Sabrata, aveva scritto verso le 21:30 in un sms all’Ansa del Cairo il presidente del Consiglio municipale di Sabrata. E a Sabrata restano ancora i corpi di Failla e Piano, gli altri due colleghi purtroppo uccisi. La giornata di ieri è stata convulsa, tra accelerazioni, frenate, e nuovi passi avanti.

I liberati
Il lungo abbraccio di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno con i familiari, all’arrivo all’aeroporto di Ciampino dei due tecnici italiani liberati in Libia dopo un lungo sequestro. Scendendo dalla scaletta dell’aereo che li ha riportati da Tripoli in Italia, Pollicardo e Calcagno sono apparsi provati ma sollevati. I due tecnici scesi dall’aereo stavano ancora percorrendo i pochi metri verso la palazzina di rappresentanza del 31 stormo, quando dalla soglia si sono precipitati ad abbracciarli i parenti. Subito dopo i due tecnici finalmente sbarbati, stanchi ma felici hanno trovato conforto nella sala di rappresentanza. E lì sono cominciati i racconti. Accenno di lieto fine, tra il dolore e i dubbi dei familiari dei due ostaggi uccisi e la ancora troppe questioni da chiarire si quanto accaduto il Libia

I morti
E monta la rabbia dei familiari di chi non ce l’ha fatta. Anche ingenerosamente, collegando la vita dei due oggi liberi con la vita persa degli altri ostaggi. Il presidente della Bonatti Paolo Ghirelli ha ammesso che “l’obiettivo è stato raggiunto soltanto a metà”. Dopo una breve pausa per controlli medici, Pollicardo e Calcagno saranno ascoltati dalla procura di Roma per fare luce sui numerosi punti oscuri della vicenda. Al momento, infatti, non c’è certezza sulla dinamica che ha portato al loro rilascio e alla morte dei colleghi: blitz o fuga, esecuzione o fuoco ‘amico’. E soprattutto, chi li ha tenuti prigionieri per così tanto tempo: criminali comuni, milizie locali o gruppi jihadisti?

I misteri
Tanto ancora i punti oscuri che restano coda chiarire sulla vicenda, sulla due vicende. Come e perché l’uccisione dei due sfortunati Fausto Piano e Salvatore Falilla. Come e anche perché (se c’è stato pagamento di riscatto), la liberazione di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno. Le versioni restano incomplete e contraddittorie in ambedue le vicende. Per i due uccisi, sapere chi li deteneva e chi li ha colpiti. Per i liberati, due versioni libiche: l’auto liberazione per fuga di chi li deteneva; versione ultima, un blitz delle forze libiche alla ricerca di buona immagine. Altro quesito chiave, se c’è stato pagamento di riscatto o di una sua parte. Questa volta con un po’ più di serietà, rispetto alla passate dichiarazioni in Parlamento del ministro Gentiloni che, dopo la liberazione delle due sventurate cooperanti in Sibia, osò affermate che mai l’Italia avrebbe pagato riscatti.

 

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