Privacy Policy
martedì 15 Ottobre 2019

Memento coloniale in Africa, 120 anni fa ad Adua

Conca di Adua in Etiopia, 1° marzo 1896, l’esercito italiano subisce una delle più pesanti sconfitte della storia. Settemila caduti, duemila feriti e tremila prigionieri: in una sola giornata insomma le perdite di tutte le battaglie del Risorgimento dal 1848 al 1870. I tradimenti di allora. Gran Bretagna e Francia, il commercio delle armi e degli schiavi. Poi ci fu l’impero fascista e le riconquista dell’Abissinia, ma fu storia breve. Spunto per riflettere

Cento vent’anni orsono, il 1° marzo 1896, nella conca di Adua in Etiopia, il regio esercito subiva una delle più pesanti sconfitte della sua storia: circa settemila caduti, duemila feriti e tremila prigionieri. In una sola giornata insomma le perdite furono superiori a quasi tutte le battaglie del Risorgimento dal 1848 al 1870. Fu un autentico massacro che pesò a lungo sulla memoria italiana, ma oggi è completamente dimenticato. Eppure, tra le tante conseguenze della battaglia, ci sono da considerare i fatti del 1898 a Milano, quando il generale Bava Beccaris fece sparare sulla folla, e il regicidio di Monza nel 1900, quando fu assassinato Umberto I. Si tratta di una rimozione voluta o più semplicemente la memoria collettiva non arriva più a comprendere eventi lontani nel tempo?

La battaglia di Dogali 1897
La battaglia di Dogali 1897

Il consueto ristretto gruppo di storici sulla battaglia in sé conosce ormai ogni dettaglio. In realtà non si trattò di uno scontro unico, ma di tre separati combattimenti. A causa di gravi lacune nella cartografia e di una marcia notturna condotta prima della battaglia, le tre colonne italiane si trovarono disorientate e isolate l’una dall’altra in posizioni differenti da quelle previste. Le forze avversarie ebbero quindi facile gioco: ognuna delle colonne fu circondata, attaccata da forze soverchianti e annientata prima di aver potuto chiedere rinforzi alle altre. E anche tentare di comunicare tra i reparti sarebbe stato del resto impossibile, perché – per alleggerire i carichi durante la marcia –, non erano stati portati al seguito gli apparecchi da segnalazione.

Libri, articoli, romanzi, memoriali e consultazione degli archivi hanno completato il quadro: Francesco Crispi spinse energicamente sui militari per ottenere una guerra breve e facile, ma gli avversari erano stati clamorosamente sottovalutati. Alla fine diciassettemila soldati finirono in una sorta di trappola preparata da più di centomila etiopici. Anche la politica internazionale fu sfavorevole all’Italia: non solo la guerra in Etiopia non fu sostenuta dalle potenze coloniali – soprattutto Gran Bretagna e Francia –, ma la seconda riforniva anche di armi gli etiopici. Il commercio delle armi (assieme a quello degli schiavi) era del resto un’attività florida e praticata quasi alla luce del sole: una decina d’anni prima anche il poeta Arthur Rimbaud aveva trascorso mesi e mesi tra il Corno d’Africa e Aden impegnato – per altro con scarsi successi – in quelle lucrose attività.

Una rara fotografia dello Stato maggiore italiano ad Adua
Una rara fotografia dello Stato maggiore italiano ad Adua

Prima di essere dimenticata – o semplicemente rimossa – la battaglia fu citata spesso: oltre alla sconfitta subita dagli inglesi nel 1879 nella prima guerra contro gli zulu, si trattò del peggiore insuccesso di un esercito europeo in tutta la storia coloniale, sebbene anche i francesi in nord Africa subirono solenni batoste. In Italia, se ne parlò sottovoce fino alla Prima Guerra mondiale come del ‘disastro per eccellenza’, ma nel 1936 l’effimera conquista dell’Etiopia illuse di aver saldato il conto. In realtà l’impero durò cinque anni e nel 1941 si concluse altrettanto tragicamente. Di Adua oggi se ne parla insomma più in Etiopia che in Italia, e si capisce perché.

Potrebbe piacerti anche