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giovedì 19 Settembre 2019

Siria, la tregua e gli Uiguri cinesi che combattono Assad

La tregua in Siria regge anche se la guerra nel Paese continua in gran parte del Paese considerato che le aree incluse nell’accordo per l’interruzione delle ostilità sono assai limitate. Curiosità dalla Stampa di Torino: gli Uiguri, la popolazione sunnita e turcofona che abita la Cina occidentale, Xinjiang, sono i combattenti più temuti, l’arma segreta dei ribelli in Siria.

Per fortuna qualche smentita in positivo. La tregua in Siria regge anche se la guerra continua in gran parte del Paese considerato che le aree incluse nell’accordo per l’interruzione delle ostilità sono assai limitate. Più calme le zone del sud, tra Daraa e Damasco, ma nel resto del Paese la violenza non accenna a diminuire. Bombardamenti russi e governativi nell’area di Homs, Hama e Aleppo. In quest’ultima ci sono stati intensi scontri tra milizie curde e rivali arabi. Una notizia di guerra decisamente insolita la troviamo su la Stampa di Torino che presto sarà parte dello stesso gruppo editoriale con L’Espresso e Repubblica.

Foreign fighters decisamente particolari tra le schiere dei ribelli anti Assad. Arrivati a migliaia, dopo un lungo e pericoloso viaggio attraverso Afghanistan, repubbliche dell’Asia centrale e Turchia. Si sono insediati nei villaggi abbandonati dagli alawiti e controllano le posizioni più remote e strategiche della provincia di Idlib. Sono gli Uiguri, la popolazione sunnita e turcofona che abita la Cina occidentale, Xinjiang, sono i combattenti più temuti, quella che Giordano Stanile, inviato a Beirut, definisce “l’arma segreta dei ribelli in Siria”.

Un anno fa, i combattenti uiguri, inquadrati nel Turkistan islamic party (Tip), alleato di Al-Nusra. Fra i 4 e 5 mila uomini in prima linea nella difesa delle cittadine strategiche, in montagna. Sono arrivati in Siria per l’alleanza con Al-Qaeda e per l’operazione anti-terrorismo congiunta cino-pachistana che ha spinto i guerriglieri islamisti via dall’Hindokush. Il leader uiguro Abdul Haq è stato ucciso nel 2010, quindi la fuga attraverso le regioni remote del nord dell’Afghanistan e attraverso l’Asia centrale che ha portato i combattenti islamisti su nuove montagne, quelle siriane.

I ribelli moderati temono che la presenza degli uiguri possa portare a un intervento in Siria della Cina, a fianco della Russia. Molti degli uiguri sarebbero arrivati con le famiglie, segno che vogliono restare, conclude Giordano Stabile. Testimoni locali dicono che a differenza degli altri foreign fighters “non nascondo i loro volti” segno che non torneranno mai in patria dove sarebbero riconosciuti e rischierebbero la pena di morte. Si sono insediati nei villaggi di montagna dove vivevano gli alawiti alleati di Bashar al-Assad, cacciati via dai ribelli islamisti. Sono lì per restare. O per morire.

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