È guerra contro i migranti, per tentare di respingere chi fugge dalla guerra. Balcani, Austria, Ungheria, in Bulgaria, la linea del fronte. Dall’altra parte, l’esercito dei migranti, uomini, donne vecchi e bambini, senza armi, senza scelta, senza alternative.
Grecia-Macedonia
Tensione alle stelle sul fronte balcanico. Centinaia di migranti sono entrati in Macedonia dalla Grecia dove un gruppo è riuscito a sfondare le barriere di protezione. La polizia macedone ha lanciato qualche lacrimogeno ma poi ha lasciato passare i profughi. Il gruppo era composto da circa 300 migranti tra siriani e iracheni, di cui una trentina soccorsi dopo essere entrati in territorio macedone. La polizia greca aveva segnalato che più di 7.000 persone, metà delle quali donne e bambini, ammassate al confine, a Idomeni. Un numero quattro volte superiore alle capacità dei campi allestiti per la prima accoglienza
Tendopoli di Calais
Fiamme, sassi e lacrimogeni. Il giorno dello sgombero della tendopoli di Calais è degenerato negli scontri tra attivisti no-border, migranti e agenti di polizia a protezione delle squadre di operai incaricate di smantellare le tende e le capanne di rifugiati e richiedenti asilo a cui è stato proposto di trasferirsi nei centri di accoglienza messi a disposizione dallo Stato. Verso sera a Police Nationale ha deciso di sospendere, almeno per oggi, le operazioni. A tutti i migranti – insistevano a Parigi – verrà proposta un’alternativa tra container riscaldati e centri d’accoglienza. Ma le Ong ritengono che i posti letto non siano sufficienti.
Effetto domino
La polizia federale belga ha annunciato di aver respinto verso la Francia 619 persone da quando ha ripristinato, la settimana scorsa, i controlli alla frontiera per impedire un eventuale afflusso di migranti in concomitanza con lo sgombero di Calais. Dunque sono ancora tantissimi a rifiutarsi di passare nelle strutture controllate dallo Stato e da cui tentare la traversata in Gran Bretagna diventerebbe ancora più difficile.
Secondo fonti di polizia, ad accendere il fuoco, sarebbero stati gli stessi attivisti no-border con il preciso scopo di mandare a monte l’evacuazione. Le forze dell’ordine filtrano gli accessi al campo e allontanano i no-border perché sarebbero loro che organizzano gli scontri.
Un sit-in di protesta contro l’evacuazione a Calais è stato improvvisato anche a Londra nei pressi di Downing Street.