venerdì 26 aprile 2019

Francesi «cugini d’oltralpe». Parenti serpenti?

I francesi ad Antonino Di Stefano non sembrano nè cugini, nè amici, nè parenti. Dai furti di Napoleone ora il mostra al Louvre. Sapete che buona parte delle banche italiane è in mano francese? Peggio, qualche sospetto sulla vicenda Marò e sulle incomprensibili rigidità indiane. Ultimo, un timore su un temuto pasticcio bis in Libia

I “cugini d’Oltralpe”, così gli italiani a volte chiamano i francesi. A ben guardare, però, i francesi non mi sembrano nè cugini, nè amici, nè parenti. Fin dall’intervento napoleonico in Italia, che si concluse con il tradimento dei veneziani e delle loro speranze ed il trafugamento in Francia di molte opere d’arte italiane, che oggi fanno bella mostra di sè al Louvre.
Ma andiamo a tempi più recenti. Per esempio, buona parte delle banche italiane è in mano francese. Prime tra tutte la BNL (Bnp Paribas) e la Cassa di risparmio di Parma e Piacenza (Crédit Agricole). Quest’ultima, acquisita nel corso del risiko bancario dei decenni scorsi, con scambio di partecipazioni.

La Bnl, invece, frutto di maldestre attività italiane (“allora abbiamo una banca”, ricordate?). Pur di contrastare le manovre di Unipol e delle cooperative, fu detto e fatto di tutto: si scatenò la stampa, i poteri forti, la magistratura, la Consob, l’Antitrust. Insomma, un putiferio. Finita la buriana con la consueta raffica di avvisi di garanzia, ecco i francesi, freschi e riposati, presentarsi sulla scena. Non prima di essersi assicurati i dovuti, individuali ed interessati punti di appoggio in Italia.
Si presero quella che era una delle principali banchi italiane, senza colpo ferire. Tutti zitti e muti nella Penisola, nessuno ebbe nulla da ridire. C’era forse sotto qualcosa? I dissesti, ed i collegati probabili ricatti della filiale di Atlanta, facevano ancora sentire i loro effetti?

Non c’è da meravigliarsi. Ancora oggi i francesi sono pronti ad usare ogni mezzo pur di conquistare aziende e mercati. Un esempio per tutti è stata la commessa di elicotteri italiani da parte dell’Algeria. Ai francesi la cosa non andò giù, ed eccoli presentarsi con un corposo dossier di accuse ai giudici di Busto Arsizio, competenti per l’azienda fornitrice, l’AgustaWestland del gruppo Finmeccanica.
Ed in questo quadro, qualche dubbio, chissà, potrebbe evidenziarsi nella vicenda dei due marò sequestrati in India. Anche lì c’è la cancellazione di commesse di elicotteri italiani, mentre la Francia sta subentrando e si sta battendo per il suo caccia “Rafale”, contro l’Eurofighter, al 36% italiano…

Ma l’elenco è lungo. A partire dall’acquisizione della Fiat Ferroviaria (materiale rotabile, tra cui il famoso “Pendolino”) da parte della Alstom, che ha significato l’ingresso in grande stile sul mercato italiano e l’abbandono del settore da parte della nostra industria, con vendite successive ed interlocutori diversi.
Stesso discorso nella grande distribuzione: Carrefour e Auchan la fanno da padrone in Italia e non risulta che catene italiane abbiano avuto le stesse opportunità sul mercato francese. Si potrebbe dire che, queste, sono storie tutto sommato passate e digerite. D’accordo, possiamo dirlo, anche se c’è da masticare amaro.

Ma non è che oggi le cose vadano diversamente. Cominciamo con la vicenda del ridisegno dei confini marittimi nel mar ligure. La questione, che sembrerebbe partita da indicazioni dell’Onu, è stata trattata dal Parlamento europeo per alcuni anni. Alla fine si è addivenuti ad un accordo, non ancora ratificato dall’Italia. Incuranti di ciò, i “cugini” hanno abbordato un nostro peschereccio ligure e pretendevano di sanzionare l’equipaggio.
Per fortuna, si sono accorti dell’errore ed hanno fatto marcia indietro con mille scuse (sì, finalmente qualcuno si è scusato con il nostro Paese). Resta il fatto (ma i nostri parlamentari ed i nostri alti funzionari sembravano ignorarlo fino a qualche giorno fa) che il famoso “ridisegno dei confini” comporta la perdita di ricche zone di pesca a favore dei beneamati “cugini”…

Ogni volta che succedono queste cose (e succede troppo spesso), mi chiedo: è ignoranza nostra, indifferenza, dolo, o che altro? Una forma di reazione, per la verità, c’è stata quando il signor Sarkozy, pugnace guerriero, si era lanciato all’assalto della Libia, minacciando i nostri interessi petroliferi in loco. Il governo dell’epoca, “obtorto collo”, è stato costretto ad intervenire a sua volta, per non lasciare campo libero in una nostra tradizionale area di influenza.
Ed è proprio quello che si appresta a fare anche oggi, dopo che già forze speciali di diversi Paesi stanno operando sul terreno libico. Solo che lo facciamo nel solito modo ipocrita. Quale? Basta sentire le dichiarazioni contorte di certi politici e governanti italiani e lo comprendiamo subito…

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