C’è una mezza rivoluzione politico istituzionale in Iraq, ma pochi ne parlano. Chi è contro o spara o mette bombe o si fa esplodere. Come è accaduto ieri di Sadr City, il distretto sciita della capitale irachena Baghdad. Almeno 70 morti e 100 feriti il bilancio di un duplice attentato suicida compiuto in un affollato mercato. Dopo l’esplosione della prima bomba, un kamikaze si è fatto esplodere tra la folla accorsa per prestare soccorso. Lo riferiscono fonti mediche e della sicurezza. L’attacco kamikake è stato rivendicato dall’Isis.
Sadr city, quartiere sciita, è uno dei bersagli dei miliziani sunniti dell’Isis. La strage di Baghdad arriva in una fase di forti tensioni politiche in Iraq. Il primo ministro, Haider al-Abadi, ha varato nei giorni scorsi un piano di riforme anti-corruzione per fronteggiare il malcontento popolare. Mercoledì, al-Abadi ha silurato il segretario generale del Consiglio dei ministri, Hamid Khalaf Ahmed, considerato un fedelissimo dell’ex premier Nuri al-Maliki, mentre parte di quello che era l’Iraq resta nelle mani dei fondamentalisti.
Uno spaccato insolito di vita irachena viene periodicamente da Zuhair al Jezairy, che su Internazionale racconta di un concerto sinfonico, perché la vita anche culturale nella capitale Baghdad per fortuna continua, e fuori del teatro le forze di sicurezza erano mobilitate, in stato di allerta per la grande manifestazione prevista per il giorno successivo.
E’ l’imam sciita Muqtada al Sadr che fa chiedere da una piazza di centinaia di migliaia di persone riforme urgenti al governo. Il giorno precedente Al Sadr aveva annunciato la formazione di un governo ombra. Pressioni diffuse sul premier Haider al Abadi: il paese non andrà da nessuna parte se non si decidono profondi cambiamenti al sistema politico.
Il sistema politico nel suo insieme. La settimana scorsa il parlamento aveva ha bocciato il tentativo del premier di modificare il governo senza l’accordo dei principali partiti. Attraverso le manifestazioni e i parlamentari del suo partito, Al Sadr cerca di fare pressione su Al Abadi perché vada avanti con le riforme.
Una settimana cruciale per l’Iraq, oltre al fronte militare, alle autobomba, Isis o al Qaeda, alle lacerazioni tra sciiti e sunniti. Episodi di corruzione diffusa, quasi regola di rapporto tra cittadino e organo statale o amministrativo qualsiasi. Ciò che noi ben conosciamo, per fortuna senza la guerra.