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mercoledì 16 Ottobre 2019

In Siria sembra tregua vera, ma la Turchia bombarda i curdi

Piccole violazioni. Molto meglio di quanto temevano i pessimisti. Inattese per alcuni le violazioni più gravi. La Turchia che bada solo alla sua guerra contro i curdi, e dei ribelli che, secondo la tv di Stato di Damasco, hanno lanciato razzi su un quartiere residenziale dai sobborghi della loro roccaforte.

Una allarmismo oltre il comune senso del ridicolo. Ieri pomeriggio seriosi telegiornali e segnalare la “Prima violazione della tregua”: un’autobomba che ha fatto due morti nella cittadina di Salamiyeh, nella provincia di Hama. Da quando Isis o Al Nusra avevano firmato un patto di tregua? I terroristi continuano a fare i terroristi. Soltanto che adesso, sia pure con regole di tregua non ancora tutte chiarite, comincia a diventare più chiaro a tutti chi sta barando.

A Nord di Aleppo, ad esempio, la Turchia non intende assolutamente rispettare la tregua nei confronti dei curdi. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani, l’Ondus non troppo amico di chi sostiene di fatto Assad, quindi dei combette4nti curdi siriani, ha dovuto denunciare la ripresa dei colpi di artiglieria turca sulle postazioni dei guerriglieri dello Ypg vicino al confine turco-siriano.

La situazione più preoccupante è comunque attorno a Damasco perché, sulla definizione dei gruppi ribelli che andrebbe inclusi nel cessate il fuoco, c’è una divergenza fra governo siriano e Russia e gli Stati Uniti. Il gruppo Jaysh al-Islam, che Damasco e Mosca considerano terrorista, ha denunciato un attacco con elicotteri sulle sue postazioni.

L’autobomba di Salamiyeh non è stato rivendicato ma le modalità fanno pensare all’Isis o ad Al-Nusra (Al Qaeda). Le due organizzazioni jihadiste escluse dalla tregua hanno annunciato che intensificheranno gli attacchi e ordinato a tutti i combattenti a non deporre le armi. Ma 97 gruppi dell’opposizione, pur con riserve, hanno accettato ieri l’accordo russo-americano.

L’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, ha annunciato che i colloqui di pace riprenderanno il 7 marzo se l’accordo tiene e se saranno consegnati gli aiuti umanitari, punto fondamentale nei negoziati di pace.

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