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domenica 22 Settembre 2019

Riformisti e moderati in vantaggio: l’Iran vuole tornare nel mondo

Riformisti e conservatori moderati in vantaggio alle elezioni in Iran. Lo rivelano i risultati provvisori diffusi dalle agenzie di stampa locali. Nessuno dei tre partiti  principali avrebbe la maggioranza assoluta dei 290 seggi del parlamento, ma i riformisti dovrebbero conquistare la più ampia rappresentanza dal 2004. L’affluenza è stata superiore al 60 per cento.

Secondo alle agenzie semiufficiali Fars e Mehr, i primi risultati mostrano un crescente sostegno popolare agli uomini legati al presidente, il moderato Hassan Rohani. Verso una maggiore apertura dell’Iran verso l’Occidente è l’interpretazione generale. Anche se nessuno riuscirà a conquistare la maggioranza dei 290 seggi nel Majlis, il Parlamento iraniano, i riformisti e i moderati sono destinati ad aumentare la loro presenza, a svantaggio dei conservatori.

Secondo quanto scrivono le agenzie semi-ufficiale di notizie Fars e Mehr e un conteggio condotta da The Associated Press News Agency mostrano che sostenitori della linea dura sono i principali perdenti del voto. Un più ampio sostegno parlamentare rafforzerà il peso di Rohani, anche se nel complicato sistema politico iraniano l’ultima parola spetta comunque alla Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, tutore dei conservatori nella teocrazia.

Quanto all’Assemblea degli Esperti, una sorta di Conclave che ha l’autorità di eleggere la futura Guida Suprema, il conteggio non ufficiale prospetta un’ampia presenza dei fedeli dell’ex presidente Hashemí Rafsanyaní, e l’entrata in assemblea dell’attuale presidente Rohani.

La grande partecipazione al voto è stata il primo segnale della volontà di cambiamento. Oltre il 60%, vicino al 70% degli aventi diritto si è recato alle urne nelle prime elezioni dopo lo storico accordo sul nucleare a luglio e la revoca delle sanzioni a gennaio.

Il Presidente Rohani al seggio
Il Presidente Rohani al seggio

 

I POTERI REALI

I chierici e la Guida suprema

L’Assemblea degli esperti dell’Iran, composta in gran parte da chierici anziani, ha il compito di scegliere il leader supremo del Paese, ruolo attualmente ricoperto dall’ayatollah Ali Khamenei. Dati i problemi di salute della Guida suprema, è probabile che l’Assemblea che sarà eletta oggi per un mandato di otto anni dovrà scegliere il successore. Tracciando così il corso del Paese per i prossimi anni.

La Guida Suprema è la massima autorità militare e giudiziaria del Paese e dispone di ampi poteri che sovrintendono altri rami del governo. Lo stesso presidente Rohani, eletto direttamente dal popolo, ha meno autorità.

Khamenei, successore della linea dura introdotta dal fondatore della Repubblica Islamica, l’ayatollah Khomeini, ha assicurato per decenni che Teheran avrebbe mantenuto la sua posizione ostile agli Stati Uniti in politica estera e rallentato il processo di riforme culturali per quanto riguarda la politica interna.

Anche nella nuova Assemblea degli esperti i sostenitori della linea dura quasi certamente avranno il sopravvento. Il Consiglio dei Guardiani, organo del governo che esamina l’idoneità dei candidati, ha già squalificato centinaia di candidati, molti di questi considerati moderati, lasciando solo 163 persone in lizza per 88 posti.

Tra coloro che sono stati definiti non idonei c’era anche il nipote di Khomeini, Hassan Khomeini, un carismatico riformatore che ha ereditato il nome del potente nonno.

 

Majlis, il Parlamento iraniano

Il Parlamento iraniano è composto da 290 deputati e rimane in carica per quattro anni. I parlamentari hanno il potere di formulare e approvare le leggi, entro certi limiti. Esse infatti non devono contraddire la costituzione iraniana.

Per decidere se una legge è costituzionale o meno interviene il Consiglio dei Guardiani, composto da 12 membri, 6 religiosi nominati direttamente dalla Guida Suprema, e sei giuristi islamici nominati dal capo del potere giudiziario in Iran (a suo volta nominato dalla Guida Suprema).

L’ultima parola spetta al Consiglio dei Guardiani e, in definitiva, alla Guida Suprema. Tuttavia, il Parlamento deve approvare la nomina e l’operato dei ministri e può costringerli alle dimissioni. In altri termini, può ostacolare o favorire la politica del governo dell’attuale presidente.

È importante ricordare che tutti gli aspiranti deputati hanno dovuto superare una selezione preventiva del Consiglio dei Guardiani. Su circa 12 mila candidati che hanno fatto domanda, ne sono rimasti in gara 6233. Solo 50 riformisti su 3000 sono riusciti a ottenere la ‘qualificazione’.

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