venerdì 19 luglio 2019

Perché su Giulio Regeni
non avremo mai la verità

Possiamo stabilire un nesso tra la tragica vicenda di Regeni in Egitto, le intercettazioni di esponenti del Governo Berlusconi e dello stesso Presidente del Consiglio da parte della NSA e la condanna dell’Italia a Strasburgo per le gravissime violazioni dei diritti umani commesse (da noi) nel caso Abu Omar ? Apparentemente no: si tratta di […]

Possiamo stabilire un nesso tra la tragica vicenda di Regeni in Egitto, le intercettazioni di esponenti del Governo Berlusconi e dello stesso Presidente del Consiglio da parte della NSA e la condanna dell’Italia a Strasburgo per le gravissime violazioni dei diritti umani commesse (da noi) nel caso Abu Omar ?
Apparentemente no: si tratta di storie diverse e certamente in gran parte lo sono, ma forse non è proprio così perché tutte queste vicende sono legate dal filo rosso della attività dei servizi di informazione, nostri, degli USA e dell’Egitto e sono la cartina al tornasole della delega, sostanzialmente in bianco, che la politica ha dato all’intelligence per quella che chiamiamo “lotta al terrorismo” ma che, sempre più spesso, si è trasformata in una cruenta partita a scacchi nella quale qualsiasi mezzo, anche il più sporco, diventa possibile e giustificato, se non lecito.
Partita nella quale la voce del nostro Paese è flebile e poco credibile.

Pensiamo un attimo alle ragioni di connessione tra le tre diverse (e tutte brutte) storie.
Abu Omar viene rapito, nel centro di Milano, nel 2003, da agenti della CIA con la complicità dei nostri servizi, al più alto livello e viene trasportato (ma guarda un po’) in quell’Egitto dal quale era fuggito e dove viene torturato a detenuto senza processo. La storia vien fuori (grazie “aux enquêteurs italiens” dice la Corte europea) ma il Governo, la Corte costituzionale e persino il Presidente della Repubblica mettono una serie successiva e terribilmente efficace di ostacoli e la verità, ostinatamente affermata dai PM di Milano e dai giudici sino alla Cassazione, trova sì soddisfazione storica, ma nessuna conseguenza per gli autori, americani e italiani, dei gravi delitti.

Per una di quelle strane coincidenze che la storia ci propone, negli stessi giorni in cui emerge la responsabilità italiana nel caso Abu Omar, viene fuori (grazie ad Assange) la vicenda delle intercettazioni dello staff di Berlusconi e forse dello stesso Presidente del Consiglio italiano, da parte della NSA, il Servizio dei servizi americano. Il paradosso è che i Governi Berlusconi, esattamente come quello Prodi II e quelli successivi, hanno sempre ostinatamente opposto il segreto di Stato ogni volta che hanno potuto farlo sulla vicenda Italia/USA/Egitto e ciò per coprire attività illecite almeno quanto e forse più di quelle che oggi vengono contestate al servizio USA. Con quale credibilità lascio a voi pensare.

Infine il povero Regeni e la sua morte in Egitto che chiude il cerchio.
Tutti siamo convinti che Regeni è stato rapito, torturato e ucciso da servizi egiziani e le versioni fornite sino ad ora sono francamente ridicole, vere e proprie prese in giro.
Ma anche qui, quale credibilità abbiamo verso l’Egitto nel momento in cui siano stati complici nel caso Abu Omar ? E quale credibilità abbiamo in generale quando è stato definitivamente stabilito che anche da noi le condotte illecite e violente della polizia non trovano giustizia ? Ed il reato di tortura, mai introdotto?

Ecco perché non avremo soddisfazione dagli USA sulle intercettazioni del nostro Governo o dall’Egitto sulla uccisione di Regeni. E perché non ne daremo sul caso Abu Omar, sul quale non mi risulta che alcun esponente del Governo si sia espresso dopo la sentenza della Corte europea.
Ma, in queste cose, spero sempre di sbagliarmi.

Ignazio Juan Patrone
Magistrato di Cassazione

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