Il presidente Usa Barack Obama ha firmato una legge che estende la protezione della privacy riconosciuta ai cittadini americani ma anche a noi stranieri dei Paesi alleati, che potremo fare causa al governo degli Stati Uniti se i nostri dati saranno svelati in modo illegale.
Questa, è la novità più importante. Dietro la decisione c’è anche un interesse da parte americana. Estendendo le protezioni della privacy Washington spera che i Paesi alleati continueranno a condividere con gli Usa i dati raccolti dalle proprie forze di sicurezza e di intelligence.
Firmando la legge Obama ha affermato: “Prendiamo la nostra privacy sul serio, insieme al nostro impegno per l’innovazione”. Il provvedimento è stato concepito a seguito dello scandalo sul programma di sorveglianza della National security agency (Nsa) rivelato nel 2013 dalla talpa Edward Snowden: dalle rivelazioni era emerso che erano stati spiati anche leader europei, per esempio la cancelliera Angela Merkel.
Obama dà più privacy agli stranieri, ma cosa cambia davvero?
Il dibattito Usa-Ue. La firma del Judicial Redress Act è di rilievo perché, dopo le tensioni fra Stati Uniti ed Europa proprio sull’onda dello scandalo Nsa, è ritenuto un passo verso l’avvicinamento delle posizioni Usa e Ue quanto a protezione dei dati personali. Un passo che potrebbe essere utile a finalizzare un accordo fra Washington e Bruxelles per sostituire il cosiddetto Safe Harbor, cioè ‘Porto sicuro’, che era stato respinto il 6 ottobre 2015 dalla Corte di giustizia europea.
Lo scambio dati per commercio o sicurezza. Il dibattito fra Stati Uniti e Ue, quanto a dati personali, si muove su due binari. Da una parte la discussione verte sullo scambio di dati a livello commerciale (questo aspetto era regolamentato dal ‘Safe Harbor’ del 2000, ma dopo la bocciatura della Corte di Lussemburgo le parti hanno raggiunto lo scorso 2 febbraio un nuovo accordo che si chiama ‘Privacy shield’, che però non è stato ancora finalizzato e rischia un nuovo ricorso alla Corte di giustizia europea); dall’altra si discute di scambio di informazioni a fini giudiziari e di sicurezza (questo aspetto dovrebbe essere regolamentato dal cosiddetto ‘accordo ombrello Ue-Usa sulla protezione dei dati’, raggiunto in linea di principio l’8 settembre 2015, ma di cui si attende la firma e che è stato criticato in Europarlamento).