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lunedì 20 Gennaio 2020

La Cina e le isole che non ci sono. Tensioni nel Pacifico

La Cina avrebbe schierato alcuni caccia militari sulle contestate isole Spratly, le isole artificiali realizzate da Pechino nel Mar cinese meridionale. Lo riporta Fox News, citando fonti dell’amministrazione Usa proprio nel giorno in cui il segretario di stato Usa, John Kerry, ha incontrato il suo collega cinese a Washington. Sulle stesse isole, come hanno svelato nei giorni scorsi le immagini dai satelliti, la Cina ha già dispiegato alcune batterie di missili terra-aria.

La Cina avrebbe dunque schierato alcuni caccia militari sulle isole Spratly, le contestate isole artificiali realizzate da Pechino nel Mar cinese meridionale. Lo riporta Fox News, che per la verità non è fonte affidabile in materia di distensione. La stessa rivelazione nel giorno in cui il segretario di stato Usa, John Kerry, ha incontrato il suo collega cinese a Washington, mette in sospetto sulle gestione politica da campagna presidenziale della notizia.

Il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, avrebbe dovuto essere ricevuto al Pentagono, ma la visita è stata all’ultimo minuto cancellata, come ha confermato il portavoce del Dipartimento alla Difesa, Peter Cook. Segni di tensione già durante l’incontro con Kerry: “Nessun Paese dovrebbe intraprendere azioni unilaterali nel Mar della Cina meridionale”, ha lamentato il capo della diplomazia Usa nel corso della conferenza stampa congiunta con Wang Yi.

Quest’ultimo ha respinto le critiche parlando di decisioni prese dalla Cina a scopo difensivo e ha invece chiesto la fine del pattugliamento delle acque internazionali nei pressi dell’arcipelago artificiale da parte delle navi americane, considerato da Pechino come una provocazione. Nel corso della conferenza stampa i due ministri degli esteri hanno anche parlato di “significativi progressi” nelle trattative all’Onu per arrivare ad una risoluzione condivisa contro le continue provocazioni della Corea del Nord. Ma l’arrivo dei caccia cinesi su Woody Island rischia di far salire la tensione nell’area e sull’asse Washington-Pechino.

Sulla stessa isola, come hanno svelato nei giorni scorsi le immagini dai satelliti, la Cina ha già dispiegato alcune batterie di missili terra-aria, proprio nel giorno in cui in California Barack Obama incontrava i suoi principali alleati del sudest asiatico, riuniti per il vertice dell’Asean. In quell’occasione la Casa Bianca ha rinnovato il suo appoggio a Paesi come il Giappone e la Corea del Sud, dichiarandosi pronta a intervenire per difendere i propri partner.

La Cina, del tutto incurante delle proteste dei vicini e dell’alleato statunitense, ha praticamente ultimato la pista d’atterraggio da 3 km costruita sull’isola artificiale, a sua volta creata dal nulla con sabbia, cemento e ferro, sulla barriera corallina conosciuta come «Fiery Cross Reef». Le Spratly sono un arcipelago di oltre 750 tra isolette, atolli e semplici barriere coralline a pochi centimetri dalla superficie del mare su cui, da anni, i cinesi stanno edificando dal nulla, con sabbia raccolta dal fondo, cemento e acciaio, isole artificiali con cui reclamare il possesso dell’intera area rivendicata oltre che da Pechino, da Vietnam, Filippine, Malaysia, Taiwan e Brunei.

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