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martedì 10 Dicembre 2019

Cessate il fuoco in Siria, la rincorsa a chi ci guadagna

USA e Russia raggiungono l’intesa per una tregua a partire dal 27 febbraio. Ma sulla reale fattibilità del piano pesano mille dubbi. Ad Aleppo ISIS, grazie ai bombardamenti turchi contro i curdi, continua a guadagnare terreno. Colpi di mano degli alleati più inaffidabili delle due superpotenze che si dicono garanti della tregua.

Stati Uniti e Russia ci riprovano
Obama e Putin hanno trovato almeno teoricamente l’intesa per una tregua nelle aree in conflitto. Il patto, formalizzato da una nuova telefonata tra i due presidenti, prevede la fine delle ostilità alla mezzanotte di sabato. Come nelle fiabe. Speriamo che questa volta però non si tratti di una favola. Ma quali e quanti sono gli ostacoli?

1. Al momento Washington e Mosca sembrano impegnate a fare gioco di squadra di fronte ad analisti e governi non in linea con questa intesa. Israele primo fra tutti, col ministro della Difesa che lancia l’allarme sui consiglieri militari iraniani inviati da Teheran a Damasco e il gruppo sciita libanese Hezbollah. Interessi di bottega.

2. Sappiamo che la tregua non include lo Stato Islamico, i qaedisti di Jabhat Al Nusra e gli altri gruppi islamisti designati come organizzazioni terroristiche dalle Nazioni Unite. Le operazioni militari contro di loro -raid aerei della Coalizione a guida Usa e missioni di terra e raid di Siria e Russia assieme continueranno regolarmente.

3. Quanto basta per creare scetticismo sulla fattibilità dell’accordo raggiunto. USA e Russia hanno garantito che si impegneranno a delimitare i territori in cui operano quei soggetti che hanno accettato i termini dell’accordo, specificando che ci saranno squadre di osservatori che monitorerà eventuali violazioni del cessate il fuoco.

4. Le perplessità però restano. Il primo a dimostrare che, nonostante la tregua, ognuno in questa fase continuerà a perseguire i propri obiettivi è stato Bashar Assad che, nelle stesse ore dell’annuncio dell’accordo, ha comunicato la decisione di nuove elezioni parlamentari per il 13 aprile prossimo. Insomma, Assad non vuole mollare.

5. Poi i ribelli siriani. Assediati da settimane nel governatorato di Aleppo dal fuoco congiunto dei curdi dell’YPG e dell’esercito siriano, il Free Syrian Army e altri gruppi armati dell’opposizione devono decidere se si atterranno o meno alle condizioni della tregua. Ma chiedono da sempre l’interruzione dei bombardamenti su città e villaggi controllati da loro.

6. Più delicata la questione dei curdi del PYD/YPG, impegnati a collegare tra loro le posizioni conquistate al confine tra Turchia e Siria. Contenzioso aperto con Ankara che li considera gruppi terroristi come i curdi iracheni del Pkk e li bombarda. Con l’imbarazzo degli Stati Uniti che invece si affidano a loro per contrastare ISIS sul campo.

7. In attesa dell’improbabile cessate il fuoco sul terreno i combattimenti non accennano a placarsi. Doppio attacco domenica a Damasco, con 134 persone uccise nei pressi di un santuario a sud della città, e Homs, con almeno 64 vittime, nelle ultime 24 ore ISIS ha conquistato buona parte della strada di Ithriyah-Khanasser, a sud-est di Aleppo.

8. Si tratta della principale via di comunicazione che da Damasco e Homs conduce ad Aleppo. Prendendone il possesso i jihadisti impediranno all’esercito siriano di accedere alla parte ovest città dalle altre province limitrofe che controlla. Potenzialmente si tratta di una condanna all’isolamento per quest’area, senza carburante e alimenti dall’esterno.

9. A entrare in azione al fianco di ISIS lungo la strada di Ithriyah-Khanasser, sostiene l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sono stati islamisti caucasici e turcomanni e combattenti del gruppo islamista Jound al-Aqsa. I primi hanno tagliato la strada attaccando da sud, mentre i soldati del Califfato hanno lanciato offensive da nord.

10. Forte di queste nuove alleanze, ISIS potrebbe adesso sfruttare un’eventuale cessate il fuoco per guadagnare ulteriore terreno, sostiene Rocco Bellantone su LookOut. La sua potenza militare, valutazione Usa, si attesterebbero tra le 20.000 e le 25.000 unità contro le potenziali 31.000 stimate qualche mese fa dagli Stati Uniti.

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