lunedì 19 Agosto 2019

Guantanamo, il supercarcere della vergogna chiuderà per debiti

Il presidente Usa lo promise già nel 2008 e vorrebbe realizzarlo prima della fine del mandato. Nel supercarcere che si trova nell’isola di Cuba si trovano ancora 91 detenuti e circa 2.000 tra civili e militari a vigilarli e tenere in piedi la struttura. Il supercarcere era giunto a detenere 680 prigionieri. Sospetti di terrorismo catturati illegalmente nel mondo e detenuti senza processo.

Barack Obama presenterà al Congresso il piano della Casa Bianca e del Pentagono per la chiusura di Guantanamo. Una chiusura che il presidente Usa promise già nel 2008 e che vorrebbe realizzare prima della fine del suo mandato presidenziale. Nel supercarcere che si trova nell’isola di Cuba si trovano ancora 91 detenuti e personale formato da circa 2.000 tra civili e militari.
La chiusura viene motivata con gli elevatissimi costi della struttura e con il fatto che viene utilizzata dalla propaganda dell’estremismo islamico per reclutare adepti. I dettagli saranno spiegati nelle prossime ore.
Una parte dei prigionieri, comunque, verrà trasferita in altri Paesi, mentre i restanti detenuti – quelli giudicati troppo pericolosi – verranno trasferiti in un penitenziario sul suolo statunitense.
Incerto l’esito dell’esame del piano in Congresso dove in molti, non solo tra i repubblicani, gia’ promettono battaglia.

Esattamente sette anni fa, il 22 gennaio 2009, l’allora neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama, firmò il decreto esecutivo per la chiusura di Guantanamo. Quello fu il primo provvedimento d’imperio preso dal nuovo inquilino della Casa Bianca subito dopo l’insediamento e l’esordio nel discorso sullo stato dell’Unione.
Chiudere la prigione off-shore è stata uno dei principali impegni presi da Obama in campagna elettorale, una priorità del suo programma di governo rilanciata con forza nel primo intervento da presidente davanti al popolo.

Quella promessa è giunta esattamente altri sette anni da quando era iniziata la saga del carcere militare cubano, in quell’11 gennaio 2002 quando il primo gruppo di terroristi catturati soprattutto nella guerra in Afghanistan iniziata ad ottobre dell’anno precedente, in risposta agli attentati dell’11 settembre, fu internato nella nuova struttura. E sempre a gennaio, ma questa volta il 12 di quest’anno, nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione Obama ha promesso ogni sforzo per portare a compimento l’opera chiedendo al congresso di collaborare alla chiusura della prigione off-shore.

Nella sua battaglia di Obama ha dovuto fare i conti con aspetti legali, ovvero far giudicare i detenuti che rimanevano in Usa da Corti federali civili e non dai tribunali militari istituiti a Guantanamo. Ma soprattutto trovare una sistemazione ai prigionieri, gran parte dei quali senza processo. Il trasferimento nelle carceri Usa ha sollevato le proteste di una parte della popolazione americana che temeva in una sorta di contaminazione, o addirittura che le carceri diventassero luoghi di pellegrinaggio da parte di simpatizzanti estremisti.

Obama ha avviato trattative con i Paesi di origine dei detenuti, o che si offrivano di ospitare in strutture detentive locali gli ex di Gitmo, giunti nell’anno successivo all’apertura del carcere off-shore, a una quota massima di 680 prigionieri. Ebbene a conti fatti Obama non sembra così lontano dal traguardo, visto che per la prima volta, il numero dei detenuti nella base della marina militare Usa è sceso al di sotto dei cento dal 2002.

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