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lunedì 18 20 Novembre19

L’Europa che abbiamo addosso: troppa o troppo poca?

Renzi che litiga con l’Europa: troppo o troppo poco? L’Italia si occupa di Europa troppo poco. L’Europa che pesa nella nostra quotidianità. A partire da molti suoi europarlamentari, sovente assenteisti. La politica poco preparata. Schieramenti di partito e non per l’interesse dell’Italia

Renzi alza la voce sull’Europa. Qualcuno dice che lo faccia in modo sconsiderato, scomposto, eccessivo. Senza una strategia globale, senza tessere alleanze preventive che rendano più forte e decisa la sua voce. Se la materia del contendere è solo una maggiore elasticità di bilancio, mi sembrano, quelli di Renzi, interventi effettivamente un poco troppo sopra le righe. Anche se vanno a compensare atteggiamenti troppo supini e da “yesman” del passato. Se, invece, tendono ad obiettivi strategici, come il completamento dell’unione bancaria con il pilastro delle garanzie comuni in caso di crisi di banche, allora l’atteggiamento potrebbe essere più condivisibile.

Il fatto è che l’Italia non ha dato finora all’Europa l’attenzione che meritava. Oramai gran parte della legislazione nazionale è espressione di decisioni che sono già state prese in Europa. L’Italia per troppi anni non vi ha dato peso, anche se l’atteggiamento sta cambiando. Troppo a lungo ha mandato a Strasburgo personale politico che, magari, non aveva trovato posto nel Parlamento nazionale. Per attribuire una poltrona, non per tutelare gli interessi dell’Italia. Senza preoccuparsi delle capacità e specificità culturali di ciascuno. Magari, spesso, persone di buona volontà, decise e motivate, ma non sempre in grado di prefigurare gli effetti, sul nostro Paese, delle norme comunitarie che andavano ad approvare.

La riprova si è avuta con il ‘bail in’ (la gestione ordinata delle crisi bancarie), che oggi si vorrebbe emendare, ma che nessuno si era preoccupato di capire a fondo. Non solo in sede Europea, bisognerebbe aggiungere, ma anche nel corso della successiva ratifica italiana. Lo stesso è successo con la mancata realizzazione, a suo tempo, della bad bank di sistema che tanti problemi ci avrebbe evitato oggi e che molti in Europa hanno adottato quando era ancora possibile. Nessuno dei nostri, in Europa, ha capito quello che stava succedendo ed ha cercato di attirare l’attenzione dei nostri governanti dell’epoca?
Si dirà: questi argomenti sono magari il frutto di accordi diretti tra gli Stati. D’accordo, ma i nostri politici in loco, la diplomazia, l’apparato tecnico-burocratico dovrebbero essere l'”intelligence” nostra, pronta ad allertare il nostro governo su ogni argomento sensibile. Non sempre ciò accade.

I nostri parlamentari europei, forse, sono impegnati ad accapigliarsi (tra di loro e con gli omologhi europei) sulla pesca del tonno, sulla grandezza delle vongole, sulle etichette degli alimenti. Cose importantissime, per carità, ma che assumono lo spessore di dettagli rispetto ad altri argomenti strategici. Prendiamo, per esempio, questa liberalizzazione del commercio cinese oggi in itinere che potrebbe essere veramente devastante per buona parte della nostra industria manifatturiera. In un recente incontro tra parlamentari europei cui ho assistito mi è sembrato che l’argomento fosse al centro della loro attenzione. Ho registrato la cosa con soddisfazione.

Salvo verificare, subito, dopo che ciascuno di loro, esponente di formazioni politiche diverse, preferiva rintuzzare il collega, piuttosto che affrontare l’argomento facendo blocco, nell’interesse dell’Italia. Che è quello, poi, che fanno i tedeschi, quando devono difendere interessi specifici del loro Paese. Non ha importanza la formazione politica di appartenenza. Se è in gioco l’interesse della Germania, alla fine portano a casa il risultato, insieme. E gli effetti in negativo ricadono spesso su di noi.
Qualche nostro parlamentare, che magari a Strasburgo ed a Bruxelles ci va casualmente, preferisce concionare in Italia, partecipare ai talk show televisivi, per accusare questo o quell’avversario politico per raggranellare qualche voto. Senza magari rendersi conto che quel tanto criticato provvedimento è stato approvato anche dal suo stesso gruppo parlamentare. Se i pessimi risultati di quelle decisioni arrivano poi, in Italia, allora la colpa è degli altri…

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