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lunedì 14 Ottobre 2019

Le guerre per l’acqua nel mondo: oggi e domani

La diga di Mosul minacciata nella sue tenuta tecnica e da possibili attacchi Isis, le tensioni sul Nilo, le dispute in Medio Oriente e Asia. Da una cronaca di LookOut una valutazione su dove e come l’acqua, ‘l’oro blu’, ‘l’oro trasparente’, potrebbe innescare nuovi conflitti e diventare un obiettivo sensibile per il terrorismo internazionale

L’acqua, fonte di vita e risorsa strategica al centro di interessi geopolitici. Bene fondamentale da tutelare, oggi più che mai, contro le nuove minacce terroristiche. Un appunto di Biagio Costanzo, tratto da una pubblicazione su il “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, le diverse agenzie organi e autorità che, nel nostro Paese, hanno il compito di assicurare le attività informative allo scopo di salvaguardare la Repubblica dai pericoli e dalle minacce provenienti sia dall’interno sia dall’esterno”. Senza tanti giri di parole, i nostri diversi Servizi segreti.

L’acqua dunque, principale fonte di vita dell’umanità, divenuta una risorsa strategica al centro di interessi geopolitici. La sua rarità e il suo valore crescente, e il controllo dei bacini idrografici potrebbe far scoppiare conflitti armati soprattutto in quelle zone del mondo dove già si registrano tensioni politiche tra Paesi.

Ecco una mappa dei punti caldi per il controllo dell’acqua nel globo terrestre.

 

Israele e territori palestinesi
Uno dei possibili scenari di conflitto per il controllo delle risorse idriche è il Medio Oriente. Le acque contese sono quelle del fiume Giordano e dei pozzi sotterranei della Cisgiordania. Solo il 3% del bacino del Giordano si trova in territorio israeliano, ma Israele ne sfrutta il 60% della portata a scapito dei suoi vicini libanesi, siriani, giordani e palestinesi.
La Guerra dei Sei Giorni del 1967, permise allo Stato Ebraico di avere anche il controllo sulle risorse d’acqua dolce del Golan, sul Mare di Galilea e sul fiume Giordano.
Mentre ai palestinesi non è permesso scavare pozzi che superino i 140 metri di profondità, quelli israeliani possono arrivare fino a 800 metri. Risultato, le popolazioni palestinesi hanno accesso solo al 2% delle risorse idriche della regione.

Africa
Altra zona di bacini idrografici in cui è in gioco la sicurezza internazionale è quella del Nilo, che attraversa dieci Paesi africani: Etiopia, Sudan, Egitto, Uganda, Kenya, Tanzania, Burundi, Rwanda, Repubblica Democratica del Congo ed Eritrea. Solo recentemente sbloccati i lavori per la Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga più grande dell’Africa.
Le acque del Nilo hanno un bacino di utenza che nel 2025 potrebbe arrivare a 859 milioni di persone. Il Nilo Bianco, che nasce in Burundi, e il Nilo Azzurro, che nasce in Etiopia, sono da sempre motivi di tensione tra Egitto, Etiopia e Sudan.
Nel 1970 l’Egitto realizzò la diga di Assuan che impose lo sfollamento di 100mila sudanesi e tensioni tra i due Paesi. In seguito l’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese paralizzò la costruzione del Canale di Jongle, un progetto d’ingegneria egiziano-sudanese. Negli anni Sessanta l’Egitto bloccò l’approvazione di un prestito internazionale per la costruzione di 29 dighe per uso idroelettrico e per l’irrigazione sul Nilo Azzurro per l’Etiopia.
Nel 1999 in Tanzania raggiunto un accordo sulle acque della Foce del Nilo tra i 10 Stati coinvolti.

Turchia-Iraq-Siria
Altro focolaio di conflitti di strettissima attualità nella regione geografica dell’Anatolia, dove Turchia, Iraq e Siria condividono il corso dei fiumi Tigri ed Eufrate.
Il conflitto tra l’esercito turco e i militanti curdi ha spinto nel 1989 il governo turco a minacciare la Siria di tagliare il rifornimento d’acqua se non avesse espulso dal suo territorio i gruppi insorti del PKK.
Nel 1990 la Turchia ha reso operativa la diga ‘Ataturk’, che travasa acqua verso il sud della Turchia per irrigare 1,7 milioni di ettari di terre coltivate. Si teme che nel futuro la portata delle acque dell’Eufrate in Iraq calerà dell’80-90%.
Per l’Iraq, allarme per i danni subiti dalle strutture idriche in seguito all’occupazione delle truppe statunitensi, britanniche e di altri Paesi, che pure avrebbero dovuto essere protette dalle leggi internazionali. Questione chiave, che negli ultimi mesi ha riguardato direttamente l’Italia. La riparazione della diga di Mosul affidata alla ditta italiana Trevi che impegnerà 450 soldati italiani per difenderla da eventuali attacchi dello Stato Islamico.

Ataturk-Turchia-2

Altre aree critiche
Altri luoghi del pianeta con tensioni definite ‘di bassa intensità’ tra Paesi per l’utilizzo dell’acqua.
È il caso di Kazakhstan, Kyrgyzstan e Uzbekistan, gli stati bagnati dal Syr Daya, il fiume che affluisce nel Mare di Aral, o di Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam, che condividono il fiume Mekong molto sfruttato per la pesca.
Resta complicata la gestione della situazione per la Commissione del Fiume Indo, visto il permanente stato di tensione militare tra India e Pakistan.

La minaccia terrorismo
Dagli eventi dell’11 settembre 2001all’attuale jihad islamista di Isis e gruppi integralisti di varia natura. Il nascente terrorismo ‘molecolare’, come viene oggi definito in Italia dai servizi segreti. Una delle ipotesi di attacco, la contaminazione di sorgenti, depositi, dighe e acquedotti.
Già operative alcune organizzazioni statunitensi che hanno studiato e previsto comportamenti per la gestione degli eventi di contaminazione intenzionale di sistemi idrici.
A livello europeo, qualche comunicazione della Commissione Europea per la Protezione civile.

Contromisure in Italia
Ministero dell’Interno, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, e Federgasacqua, ci si dice che hanno ‘individuato alcune strategie operative e possibili misure per la prevenzione di attentati biologici e chimici dei sistemi degli acquedotti, con particolare riferimento alle realtà locali’.
Ma i dati di queste misure preventive non sono stati resi noti dall’autore della studio, Biagino Costanzo. Probabilmente, semplici palliativi del ‘giorno dopo’ rispetto ad una minaccia da cui diventa di fatto impossibile difendersi.

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