sabato 20 luglio 2019

Mattarella infrange le speranza del No Triv: no election day

Il capo dello Stato non attende il verdetto dei giudici costituzionali sul ricorso delle Regioni per gli altri due quesiti referendari. E firma il decreto per la consultazione anti trivelle per il 17 aprile. Mal di pancia e proteste sul fronte No Triv: non c’è tempo a sufficienza per informare gli elettori

Anche per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’election day non s’ha da fare. Infrante le ultime speranze di Regioni, ambientalisti e comitati No Triv, che puntavano sul capo dello Stato per l’accorpamento del referendum anti trivelle alle elezioni amministrative di fine primavera. Ma il Presidente ha firmato il decreto presentato dal Governo. E il 17 aprile si andrà alle urne per decidere sulla durata delle concessioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare.

Troppo poco tempo per informare i cittadini, dice il presidente del Consiglio regionale della Basilicata Piero Lacorazza. Per il politico lucano la data così ravvicinata “metterebbe a rischio l’applicazione della legge 28 del 2000 sulla par condicio”. Il rischio è di non completare in tempo utile le procedure previste per “far svolgere almeno 45 giorni di campagna elettorale” come prevede al legge. Proteste arrivano anche dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

Anche perché la Corte Costituzionale non si è ancora espressa sui ricorsi presentati da sei Regioni. Che potrebbero riabilitare altri due quesiti referendari per altrettanti conflitti di attribuzione. Il primo riguarda il coinvolgimento delle stesse Regioni sul “Piano delle aree”, ovvero lo strumento di pianificazione delle trivellazioni, abolito dal governo con un emendamento alla legge di stabilità. Il secondo coinvolge la durata delle autorizzazioni per la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi gassosi e liquidi sulla terraferma.

Mattarella non ha atteso il verdetto della Consulta, atteso per il 9 marzo. E se i giudici costituzionali decideranno per il sì, allora non ci sarà il tempo di inserire i due quesiti nel referendum del 17 aprile. Rischiando di farli slittare in un secondo turno, in prossimità o nello stesso giorno delle elezioni amministrative. Se così fosse, si sarà solo perso tempo e quattrini.

Ma la macchina governativa per spazzare ogni resistenza al piano per le trivellazioni petrolifere si è messa in moto. E non si fermerà. Nessun ripensamento o cambio di strategia a Palazzo Chigi. Obiettivo: spianare ogni forma di opposizione con un rullo compressore. Con buona pace dei No Triv e di tutti coloro che denunciano la mancanza di un vero piano strategico italiano per l’energia.

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