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domenica 17 20 Novembre19

La Turchia sta davvero per invadere la Siria?

In quattro giorni il governo turco con l’Arabia Saudita, hanno prima deciso di intervenire in Siria e poi ci hanno ripensato. Per quanto? Turchia e Arabia Saudita annunciano operazioni aeree e di terra contro l’Isis ma la prima cosa che fa Ankara è bombardare i curdi siriani. La Nato dovrebbe adesso schierarci con Erdogan e i sauditi fautori dell’islam wahabita e sponsor dei jihadisti?

Cosa ha dichiarato la Turchia

1. ‘Difenderemo Aleppo: tutta la Turchia è schierata con i suoi difensori’. Ahmet Davutoğlu, primo ministro turco, 10 febbraio.

2. ‘La Turchia e l’Arabia Saudita potrebbero lanciare un’operazione di terra (in Siria)’. Mevlüt Çavuşoğlu, ministro degli esteri turco, 13 febbraio.

3. ‘Non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di inviare dei soldati turchi in Siria’. İsmet Yılmaz, ministro della difesa turco, 14 febbraio.

In quattro giorni il governo turco, con l’Arabia Saudita, hanno deciso di intervenire direttamente nella guerra in Siria e poi ci hanno ripensato. Più probabilmente -valutazione di Gwynne Dyer, giornalista canadese che vive a Londra, analista di politica internazionale- l’esercito turco ha semplicemente avvertito il governo che non ci sono le condizioni per invadere la Siria salvo rischiare uno scontro con la Russia. Non consigliabile.

 

Amicizie pericolose

Turchia e Arabia Saudita annunciano operazioni aeree e di terra contro l’Isis ma la prima cosa che fa Ankara è bombardare i curdi siriani, gli eroi di Kobane per intenderci, teoricamente alleati oltre che di Mosca e di Assad anche degli Usa. Gli Stati Uniti si lamentano con Mosca perché colpisce anche l’opposizione legittima ad Assad. ‘Noi – Alberto Negri su Il sole24 ore– forse ci dovremmo lamentarci con gli Stati Uniti perché hanno provocato questo disastro mediorientale.

E come Nato dovremmo adesso schierarci con Erdogan e i sauditi fautori dell’islam wahabita e sponsor dei jihadisti? Chiede e si chiede Alberto Negri: ‘Questi (turchi e sauditi), la guerra ai combattenti del Califfato non l’hanno mai fatta, casomai li hanno favoriti e appoggiati. Ma dall’Occidente viene solo un silenzio complice’.

 

Laicismo turco tradito

Il governo turco ha grosse responsabilità per la guerra civile siriana. Fin dal 2011 Erdoğan, allora primo ministro e oggi presidente, si è impegnato a rovesciare il presidente siriano Assad. Per cinque anni ha permesso/favorito in passaggio di armi denaro e volontari per sostenere i ribelli attraverso il confine tra Turchia e Siria.

L’odio di Erdoğan per Assad. Il presidente turco è un musulmano sunnita militante, mentre il suo corrispettivo siriano guida un regime dominato da musulmani sciiti. Entrambi gli uomini sono alla guida di paesi ufficialmente laici, ma l’obiettivo a lungo termine di Erdoğan è imporre un regime islamico in Turchia. Assad difende invece il carattere multietnico e multiconfessionale della società siriana,anche se dirige una dittatura brutale. ‘A nessuno dei due -commenta direttamente nella guerra in Siria e poi ci ha ripensato. Più probabilmente -valutazione di – importa un fico secco della democrazia.

 

Asse intergralista Sunnita

Il principale alleato di Erdoğan nel tentativo di trasformare la Siria in uno stato religioso guidato da sunniti è l’Arabia Saudita. Questi due paesi, insieme ad altri stati del Golfo, hanno schiacciato ogni elemento della protesta non violenta del 2011 per chiedere una democrazia laica.

Ora di democrazia proprio non si parla, e il laicismo che la Turchia di Ataturk a vbibncolatro neklla costituzione, sta gradualmente per essere rimosso dal fideista islamico e autoritario Erdogan.

Il ‘Sultano’, chiamato così dagli oppositori, oggi ha un alleato spericolato quanto lui nel principe Muhammad bin Salman, uno dei principi ereditari e ministro della difesa saudita.

Pare che siamo stati proprio loro due, negli ultimi giorni, a parlare di un limitato intervento militare in Siria per respingere le truppe del regimea ridosso del condine turco e riaprire le linee di rifornimento per gli jihadisti.

 

L’ingestibile coalizione Usa

Anche il governo degli Stati Uniti voleva che Assad cadesse, non per motivi religiosi ma strategici. Così per anni Washington ha chiuso un occhio sul fatto che i suoi alleati, la Turchia e l’Arabia Saudita, stessero in realtà sostenendo il gruppo Stato islamico e il Fronte al nusra, la filiale di Al Qaeda in Siria. E adesso il mondo intero ne paga le conseguenze.

Grazie a questo sostegno Usa, oggi queste due organizzazioni estremiste dominano la ribellione contro Assad, e rappresentano tra l’80 e il 90 per cento dei combattenti attivi.

Turchia e Arabia Saudita hanno successivamente interrotto/attenuato/coperto i loro legami con l’Is ma continuano a sostenere il Fronte al nusra, che si è rifatto un’immagine mescolandosi tra i gruppi più moderati che fanno parte della coalizione Jayish al islam.

 

L’esercito turco e il laicismo che rimane

L’intervento della Russia ha aiutato l’esercito di Damasco a riguadagnare terreno preso l’anno prima del Fronte al Nusra. La cosa ha spinto Erdoğan a ordinare all’aviazione turca di abbattere un aereo militare russo.

L’esercito turco non è per niente entusiasta all’idea di uno scontro a perdere con la Russia, e non condivide forse neanche l’obiettivo di Erdoğan di una Siria guidata da islamisti. Loro, guardiani della laicità della Turchia su mandato da Ataturk.

Così le bombe russe hanno continuato a cadere, l’esercito siriano ha continuato ad avanzare e ora ha interrotto la principale linea di rifornimento dalla Turchia ai ribelli di Aleppo e dintorni, con in quasi totale controllo del confine comune da parte delle truppe corde siriane.

Per Ankara una minaccia ritenuta mortale. O Fatta apparire tale.

 

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