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giovedì 19 Settembre 2019

Le nostre case ‘colabrodo’ sono responsabili dei gas serra

L’edilizia – croce e delizia italiana – è da sempre un settore trainante per l’economia del nostro Paese. Ma è anche il più energivoro e uno dei più inquinanti. Come le nostre case, che consumano troppe fonti fossili per riscaldare e raffreddare gli edifici e sono responsabili dell’inquinamento delle città e della produzione di gas serra.

“Basta case colabrodo”, è l’allarme lanciato da Legambiente nel dossier omonimo che spiega i pericoli per l’ambiente – e il portafogli – del ritardo sugli interventi di efficienza energetica all’interno delle nostre abitazioni. A undici anni dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto – era il 16 febbraio del 2005 – l’Italia registra un forte rallentamento nella lotta allo spreco di energia. Le nostre case consumano fonti fossili in grande quantità per riscaldare gli edifici e sono responsabili – come riporta il periodico di Legambiente La nuova ecologia – di una quota “rilevantissima dell’inquinamento delle città italiane e della produzione di gas serra”.

L’edilizia – croce e delizia italiana – è da sempre un settore trainante per l’economia del nostro Paese. Ma è anche il più energivoro e uno dei più inquinanti. Ecco perché – precisa Legambiente – “è un settore chiave sul quale intervenire per diminuire le concentrazioni di smog nell’aria”.

Bacchettati più volte anche dall’Unione europea, i governi italiani si sono sempre mossi con estrema cautela – per non dire lentezza – nel lanciare una generale e radicale riforma del comparto edilizio: una lobby potente, ben inserita negli ambienti politici e dell’informazione, in grado di creare o svilire figure amministrative importanti.

Eppure potrebbe giocare un ruolo strategico nella lotta ai cambiamenti climatici e nel più modesto compito – si fa per dire – di limitare gli sprechi, facendo risparmiare quattrini nella bolletta energetica di tutti.

Per riscaldare o rinfrescare le abitazioni – dati diffusi dall’Associazione ambientalista – gli italiani spendono in media tra i 1.500 e i 2.000 euro all’anno. Ma la notizia è che la spesa potrebbe essere dimezzata con interventi di efficienza energetica negli edifici. C’è di più: i cittadini sono spesso tenuti all’oscuro delle informazioni sui consumi per riscaldare o raffreddare il proprio appartamento. Queste informazioni – dice il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – sono un diritto che spesso viene negato o addirittura falsato.

 

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L’Italia ha accumulato imperdonabili ritardi nel recepire le direttive europee in questo senso, che “obbligavano a scegliere questa prospettiva di cambiamento”. Lentezze e gravi omissioni, come quello del decreto legge sull’istituzione del Fondo per l’efficienza energetica, approvato da 592 giorni e non ancora accessibile. Risultato: i soldi stanziati per il 2014 e il 2015 sono andati sprecati.

Stessa sorte ha visto il programma per migliorare le prestazioni degli edifici pubblici e privati. Mentre dati preoccupanti arrivano anche dal settore delle rinnovabili, con un calo del 92% nel 2015 sui nuovi investimenti in impianti di produzione di energia pulita. Però a poco più di due mesi dalla chiusura degli accordi sul clima a Parigi, la grande partita giocata da Palazzo Chigi è quella sul tentativo di evitare, sabotandolo, il referendum sulle trivelle petrolifere.

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