E la chiamano tregua.
L’Arabia Saudita manda jet e truppe in Turchia, Ankara bombarda i kurdi del Pyd, le opposizioni non abbandonano le armi e la Russia continua i raid su Aleppo.
Più che alta diplomazia sembra un tira e molla tra bande di ragazzini che prima giocano alla guerra e poi a fare la pace. E comunque, sempre a litigare: ‘è colpa tua’, ‘no, è colpa tua’, ‘non gioco più’. Bla bla mentre nella vita quotidiana in Siria, la gente continua a morire di guerra e di fame.
Forse è per questo che ieri i presidenti delle due superpotenze planetarie, al telefono, hanno deciso mettere in riga i rispettivi alleati più difficili. O almeno, di provarci.
Putin alle prese con Assad che non ha nessuna voglia di lasciare nel prossimo futuro.
Obama alle prese con la guerra d’invasione della Siria messa in piedi da Erdogan contro i curdi siriani, e dai sauditi contro gli sciiti siriani, iraniani e libanesi.
Dovremmo quindi stare tranquilli? Proprio per niente.
Damasco accusa la Turchia
Damasco accusa la Turchia di bombardamenti e sconfinamenti non autorizzati.
«12 pickup armati e circa 100 militari sono entrati nelle ultime 24 ore nel nostro territorio nei pressi del valico di Bab al-Salameh, vicino all’aerea di Azaz colpita dall’artiglieria di Ankara», si legge in una lettera del ministero degli Esteri siriano, citata dall’agenzia ufficiale Sana, e inviata al segretario generale dell’Onu e alla presidenza del Consiglio di sicurezza.
Ankara bombarda in Siria
Un comunicato del governo di Damasco citato da Russia Today sostiene che la Turchia ‘ha colpito con la sua artiglieria le postazioni dell’Esercito siriano nel nord della provincia di Aleppo’, mentre ieri Ankara ha colpito postazioni delle forze curdo-siriane del Pyd, nella zona di Azaz.
Si tratta, accusa la testata russa, di un ‘sostegno diretto al terrorismo’ da parte della Turchia.
Ma non è solo la Turchia in campo, pronta ad invadere.
L’altro ieri la notizia mai smentita su The indipendent, di truppe e caccia sauditi presenti nella base turca di Incirlik.
La Francia richiama la Turchia
Voce fuori dal coro occidentale-Nato, la Francia che chiede alla Turchia di interrompere i bombardamenti nel nord della Siria contro le forze curdo-siriane del Pyd. Di smetterla di colpire le sole forze vincenti sul campo contro gli jihadisti Isis per interessi di frontiera.
Parigi, recita una nota del Quai d’Orsay citata da Cnn Turk, si dice “fortemente preoccupata” per lo sviluppo del conflitto nella regione di Aleppo.
In sauditi contro Mosca
L’Arabia Saudita in quasi guerra con la Siria dopo aver sostenuto gli integralisti sunniti divenuti Isis, ora attacca Mosca. La Russia “fallirà nel suo tentativo di salvare Bashar al Assad, così come l’Iran”, dichiara il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, in conferenza stampa a Riad. “Mosca deve fermare i suoi raid aerei contro l’opposizione moderata siriana”.
“La caduta di Assad è solo questione di tempo, prima o dopo il regime cadrà, aprendo la strada per una nuova Siria senza Assad”, ha concluso Jubeir.
Mosca contro il caos
Il premier russo Dmitry Medvedev in un’intervista a EuroNews chiarisce la posizione russa sulla Siria: «Assad è l’unica autorità legittima in questo momento», allontanarlo «vorrebbe dire il caos».
«Noi non abbiamo mai detto che la permanenza di Assad è la questione principale in questo processo, semplicemente crediamo che al momento non c’è nessun’altra autorità legittima», ha aggiunto, ribadendo che la sua uscita di scena porterebbe al «caos, come abbiamo visto diverse altre volte in Medio Oriente quando Paesi sono collassati, come in Libia».
Si litiga in America
Il ruolo della Russia in Siria irrompe anche nel dibattito tra i candidati americani. Il magnate newyorchese Donald Trump, pragmatico, è a favore di un coinvolgimento di Mosca, l’ex governatore della Florida Jeb Bush contrario, perché a suo avviso il Cremlino bombarda anche forze di opposizione ad Assad sostenute dagli Usa.
Trump ha indicato come sua priorità nel campo della sicurezza, se eletto, decidere come attaccare l’Isis e i suoi militanti, definiti “animali”, e ha criticato sia la guerra in Iraq, sia l’accordo voluto da Obama sul nucleare iraniano.