domenica 26 maggio 2019

90 anni fa a Parigi moriva Piero Gobetti, eroe antifascista

Novant’anni fa, moriva a Parigi Piero Gobetti, giovane eroe antifascista. Il suo pensiero e i suoi scritti sono ancora oggi di grande attualità, proprio perché l’amico di Gramsci, il giovane liberale, l’intransigente antifascista seppe dare – fino al sacrificio della vita – una straordinaria lezione intellettuale e morale.  

Novant’anni fa, moriva a Parigi Piero Gobetti, giovane eroe antifascista, punto di riferimento del riformismo, inteso come praticabile compromesso fra il mercato e la giustizia sociale.

Il suo pensiero e i suoi scritti sono ancora oggi di grande attualità, proprio perché l’amico di Gramsci, il giovane liberale, l’intransigente antifascista seppe dare – fino al sacrificio della vita – una straordinaria lezione intellettuale e morale.

 

Aveva solo 24 anni ed era andato in esilio a Parigi dopo avere subito arresti e pestaggi della polizia fascista.

Lasciava la moglie e un figlio appena nato.

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Questo libro, edito da Bompiani per le scuole e promosso dal Corriere della Sera, lo ricorda.

Il libro prende spunto da una lezione di storia nazionale al liceo classico Parini di Milano, sì proprio quello della Zanzara.

Un’ammirevole professoressa accompagna i ragazzi in una ricerca su Gobetti. Biografia e scritti del giovane intellettuale si intrecciano in modo indissolubile.

 

L’impegno antifascista, l’analisi lucida della societá italiana, delle cause sociali e culturali che portarono al fascismo, lo studio del pensiero marxista, furono per Gobetti un’instancabile attività quotidiana di giornalista, editore, pensatore e resistenze.

 

Odiava il conformismo, il corporativismo, le consorterie economiche e politiche, la corruzione diffusa, i mali della società italiana che portarono alla catastrofe e che frenano ancora oggi il pieno e moderno sviluppo del Paese.

 

Piero Gobetti
Piero Gobetti

 

Piero Gobetti, giornalista e antifascista

Piero Gobetti, nato a Torino nel 1901, morto a Parigi a soli 24 anni, dopo il pestaggio subito da squadristi fascisti. È considerato erede della tradizione culturale e politica che aveva guidato l’Italia nel Risorgimento.

Fondò e diresse le riviste Energie Nove, La Rivoluzione Liberale e Il Baretti, prima che le sue condizioni di salute, ne provocassero la morte durante l’esilio francese.

 Una storia di impegno intellettuale e politico che concentra in pochi anni gli sforzi di tante vite.

 

Gaetano Salvemini che gli offre la direzione de l’Unità (rifiutata): «Era un giovane alto e sottile, disdegnava l’eleganza della persona, portava occhiali a stanghetta, da modesto studioso: i lunghi capelli arruffati dai riflessi rossi gli ombreggiavano la fronte »

 

Studia con Luigi Einaudi alla Facoltà di Giurisprudenza, frequenta Giuseppe Prezzolini, studia tutto ciò che il fascismo cercava allora di vietare: «rileggerò Croce […] avvierò lo studio del Marxismo […] basta che mi formi un’idea generale di Marx e della critica marxista. D’altra parte studio il bolscevismo, minutamente».

 

Polemizza con L’Ordine Nuovo e conosce personalmente Gramsci, del quale pubblica un articolo. Studia il russo con la fidanzata Ada e ha simpatia per Trotzchi e Lenin. Quando, ai primi di settembre del 1920, la FIAT e le altre maggiori fabbriche torinesi sono occupate dagli operai, Gobetti scrive: «Qui siamo in piena rivoluzione. Io seguo con simpatia gli sforzi degli operai che realmente costruiscono un mondo nuovo […]».

 

Non finirà così. Il 12 febbraio 1922 esce il primo numero della rivista settimanale, ‘La Rivoluzione Liberale’, a cui collaborano anche Giustino Fortunato, Antonio Gramsci e Luigi Sturzo. L’Unità di Salvemini aveva cessato le pubblicazioni il dicembre precedente.

 

L’avvento del fascismo

L’11 gennaio 1923 sposa Ada Prospero e fonda la «Piero Gobetti Editore». Nei due anni della sua esistenza, pubblicherà 84 titoli. Tra questi, nel 1925 la prima edizione di Ossi di Seppia, di Eugenio Montale. I libri editi da Gobetti furono in molti casi dati alle fiamme o comunque distrutti sotto il fascismo e per questo sono in molti casi introvabili, come il volume dedicato a Giacomo Matteotti di cui esistono pochissime copie.

 

Da allora, arresti, sequestri delle pubblicazioni, botte.

Il 9 giugno Gobetti viene percosso, la sua abitazione perquisita e le sue carte sequestrate. È il giorno che precede la scomparsa di Giacomo Matteotti, il cui corpo verrà ritrovato solo in agosto. Il 23 dicembre 1924 Gobetti fonda una nuova rivista, Il Baretti, alla quale collaborano, tra gli altri, Augusto Monti, Natalino Sapegno, Benedetto Croce e Eugenio Montale. In ossequio alle direttive mussoliniane, proseguono i sequestri della sua rivista.

 

Gobetti, che ora soffre anche di scompensi cardiaci, provocati o aggravati dalle violenze subite, decide di lasciare l’Italia per proseguire in Francia l’attività editoriale.

«Bisogna amare l’Italia con orgoglio di europei e con l’austera passione dell’esule in patria», scrive nell’articolo ‘Lettera a Parigi’. Premonitore.

Il 28 dicembre nasce a Torino il figlio Paolo (1925-1995), che durante la seconda guerra mondiale diventerà partigiano e poi giornalista all’Unità e storico del cinema.

 

Il 6 febbraio 1926 Gobetti parte da solo per Parigi: alla stazione di Genova viene a salutarlo Eugenio Montale. L’11 febbraio si ammala di una bronchite che aggrava i suoi problemi cardiaci: trasportato il giorno 13 in una clinica di Neuilly-sur-Seine, vi muore alla mezzanotte del 15 febbraio 1926, assistito da Francesco Fausto e Francesco Saverio Nitti, da Prezzolini e da Luigi Emery. È sepolto nel cimitero parigino del Père Lachaise.

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