• 29 Febbraio 2020

Sul fronte Egeo la flotta Nato. Non si sa a cosa fare. Timori e sospetti

Missione militare Nato nell’Egeo contro i trafficanti di esseri umani. Questo il titolo da offrire alla stampa. Più o meno la stessa efficacia della missione navale europea contro gli scafisti. Spari con i cannoni contro i banditi? Ovviamente gli Usa battono subito cassa: ‘Aspettiamo dagli europei un ingente aumento fondi’, dichiara il segretario di Stato Ash Carter. Gli Stati Uniti, che lasciano Isis come ultima minaccia nel loro bilancio militare, quadruplicano a 3,4 miliardi il finanziamento, confessando che per loro la priorità è sempre e comunque,  ‘l’aggressione russa. Il nemico di sempre, che non si scorda mai.

 

Più ammorbidita la versione dal comando Nato di Bruxelles.

La Nato interverrà per aiutare ad arginare la crisi dei migranti ma lo farà limitandosi ad attività di monitoraggio e lasciando il ‘lavoro sporco’ ai paesi interessati. Ognuno se la suona e se la canta come gli conviene. Facendo seguito alle richieste di Turchia, Germania e Grecia, precisa il Segretario Nato Jens Stoltenberg. Che subito precisa: saranno le Guardie costiere turca e greche a salvare, recuperare o respingere i migranti. E allora a che serve la Nato che certo già vigilava via satellite quelle aree?

 

La Nato come una tovaglia corta, tirata da una parte e dall’altra di quel tavolo di crisi che lascia sempre scoperto qualche angolo. La Nato non poteva dire di no alle richieste della Germania. E non poteva dire di no alla Turchia dell’incontrollabile Erdogan. E neppure dire di no alle preoccupazioni non espresse dagli Stati Uniti, presi nel mezzo dalla Turchia alleata Nato, e dai curdi alleati combattenti sul fronte Isis. Dopo di che Stoltenberg recita la sua parte, come da copione.

 

L’imprecisata attività Nato ‘verrà portata avanti tramite l’impiego dello Standing Maritime Group 2 che -specifica il Segretario Nato- ‘è momentaneamente nella regione sotto comando tedesco’. Ma guarda caso!

Il Maritime Group 2 è una forza navale composta principalmente da navi degli Stati del Mediterraneo, anche se vi operano pure unità navali del Nord Europa (vedi Germania), e della US Navy. Al momento, 3 unità navali, salvo rinforzi. Giusto per fare scena.

 

Si parte subito. A fare cosa? Sappiamo a cosa non fare. Non “fermare o rimandare indietro le barche dei rifugiati”, salvo fornire “informazioni critiche”. Importante che siano critiche e non condiscendenti. Poi collaborazione con Guardie Costiere, Unione europea, Frontex -mancano solo le Nazioni Unite- salvo poi che “le forze armate turche e greche non opereranno nel territorio o spazio aereo reciproco”. Insomma, tanta messa in scena ma ognuno a casa sua farà ciò che ritiene di voler/poter fare. A dirla tutta, la Grecia vuole che il coinvolgimento della Nato riguardo solo la costa turca.

 

Dunque, operazione Nato-Germania-Turchia. Tutti a cercare di rassicurare Ankara prima di temuti colpi di testa. La Nato si è mossa al minimo. Non poteva ignorare l’appello di Angela Merkel, ma la decisione di utilizzare le navi solo per ‘ricognizione e sorveglianza’ fa sorridere, o piangere.

Va detto che i Paesi nordici Nato e gli stessi Stati Uniti non avrebbero probabilmente consentito altro.

Ora, c’è già chi prevede un nuovo picco nei flussi di migranti nell’Egeo come è successo nel Canale di Sicilia quando fu annunciata l’operazione Mare Nostrum. Almeno con la potenza Nato, qualche soccorso in mare di più.

 

Remocontro

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