• 27 Febbraio 2020

Il socialista Sanders. Ma c’è sinistra in America?

Dopo Corbyn in Gran Bretagna, dopo Tzipras in Grecia, dopo Podemos in Spagna, sale la stella di Sanders in Usa. La critica superficiale e interessata diffonde odore di vetero comunismo e marxismo in salsa anglosassone. Il caso vuole che i nuovi leader europei siano giovani e i nuovi leader anglosassoni siano anziani. E tutti uomini.

Bah, qualcuno verrà a spiegarci (Maria Laura Rodotà) che la Clinton non seduce il femminismo. Comunque sia, siamo di fronte a un segnale di nuova sinistra, non ideologica come si vuole far credere, ma capace di raccogliere consenso e di dare voce ai bisogni più profondi dei cittadini.

 

A quei bisogni di cui peraltro parlano tutti, tutti i giorni e in tutte le sedi, da Davos al municipio di Saronno, senza per questo scadere nell’ideologia. Vogliamo fare un piccolo elenco?

Un po’ più di giustizia sociale e un po’ meno economia finanziaria, un po’ più di democrazia trasparente e un po’ meno di tecnocrazia arrogante, un po’ meno armi e un po’ più di tecnologia a uso civile, un po’ più di ecologia e sviluppo sostenibile, un po’ più di sicurezza, intelligentemente combinata con integrazione e repressione.

 

Tutte cose normali, che possono sembrare di sinistra, perché talvolta la sinistra dà l’impressione di averle messe fra parentesi o in una diversa scala gerarchica. Il riformismo alla Blair e alla Schroeder ha dato importanti frutti, adesso sarebbe il tempo di raccoglierli e non di tagliare l’albero.

In Italia, c’è da giurarci leggendo i giornali di oggi, sarà difficile parlarle. Se non avesse in testa altro che la guerra al PD, Grillo proverebbe a riflettere.

 

Se non dovesse fare i conti con Verdini e le banche, Renzi avrebbe ancora le carte per raccogliere la sfida: infatti urla in Europa le cose che ha dimenticato di dire in Italia. Restano, in ordine sparso, i Landini e i Fassina, i Civati e i Vendola, che non seducono nessuno.

Resta vivo in tutto il mondo il dilemma dell’uovo oggi e della gallina domani. Questa nuova sinistra rischia di consegnare l’America a Trump, come sempre la sinistra disunita regala il potere ai propri nemici, sventolando orgogliosa la bandiera della nobile sconfitta.

 

Bernard Sanders;Eugene V. Debs [Misc.]

 

BERNIE SANDERS SOCIALISTA

Bernie Sanders, senatore del Vermont, si definisce “socialista”. Negli uffici che ha occupato, prima di sindaco di Burlington (la principale città del suo Stato, “the people’s republic of Burlington”), poi di deputato e ora di Senatore, si è sempre portato dietro il ritratto di Eugene Debs.

Agli inizi del Novecento Debs era il candidato presidenziale del partito socialista americano, un partito della Seconda internazionale che, a differenza di molti confratelli, si oppose all’entrata del paese nella Grande guerra. Per questo lo stesso Debs finì in galera.

Nel 1920 si candidò dal penitenziario federale di Atlanta dove era recluso: “Convict No. 9653 for President” era il suo slogan elettorale.

 

Massimo Nava

Massimo Nava

Massimo Nava, giornalista, editorialista del Corriere della Sera da Parigi, già inviato di guerra in numerosi conflitti e autore di numerosi libri.

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