• 19 Febbraio 2020

Perché la dittatura egiziana ci deve comunque piacere

I dati sono nell’ultima ‘nota congiunturale’ del gennaio 2016, pubblicata dalla ‘Italian trade agency’, l’ente italiano per il commercio con l’estero.

Un elenco di importanti progetti in terra egiziana che -precisa la nota- ‘Presenta nuove interessanti opportunità per le nostre imprese’.

‘L’Egitto è un’area straordinaria di opportunità. Abbiamo fiducia nella sua leadership, nelle sue riforme… in favore della prosperità e della stabilità’, aveva detto Matteo Renzi il marzo scorso a Sharm e Sheikh.

Del resto l’Italia è stata il primo paese europeo a ricevere il generale al Sisi dopo la sua presa del potere nel luglio 2013.

 

 

Senza voler fare i verginelli, oggi quelle parole suonano imbarazzanti, mentre tra Roma e Il Cairo si rincorrono ben altre considerazioni sulle troppe ‘verità’ assolutorie attorno al massacro di Giulio Regeni.

Va inoltre ricordato come in quel Paese i casi di arresti illegali risultino innumerevoli. Lo denuncia Human rights watch che parla di ‘tortura e scomparse forzate, e molti detenuti morti in custodia’.

 

 

Le relazioni tra Italia ed Egitto

 

1. Un paese di novanta milioni di abitanti, snodo tra Africa e Medio Oriente, tra la Libia, la penisola arabica, Israele e la Giordania.

 

2. Indispensabile nella ricerca di qualsiasi nuovo equilibrio in Libia, l’Egitto è parte in causa nel conflitto tra Israele e Palestina sopratutto per il confine con Gaza.

 

3. È alleato dell’Arabia Saudita, da cui riceve importanti aiuti finanziari e investimenti.

 

4. L’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi incontra spesso al Sisi.

 

5. L’Eni è presente in Egitto con investimenti per quasi 14 miliardi di dollari. Estrae gas dal giacimento di Nooros, nel delta del Nilo, e petrolio nel deserto occidentale.

 

6. La scorsa estate l’Eni ha annunciato la scoperta di un nuovo giacimento offshore nelle acque egiziane del Mediterraneo con riserve stimate a 850 miliardi di metri cubi di gas, abbastanza da trasformare lo scenario energetico del paese.

 

7. Le perforazioni sono cominciate questo gennaio, la produzione comincerà tra il 2018 e il 2019, il picco della produzione è atteso nel 2024. L’Eni sta discutendo con Israele e Cipro per creare un “hub del Mediterraneo orientale”.

 

 

Geopolitica e investimenti dalla Cina al Regno Unito

 

Oltre a Eni, circa 130 aziende italiane in Egitto.

Edison con investimenti per due miliardi e Banca Intesa San Paolo, che nel 2006 ha comprato Bank of Alexandria per 1,6 miliardi di dollari.

Poi Italcementi, Pirelli, Italgen, Danieli Techint, Gruppo Caltagirone, e molti altri.

Imprese di servizi, impiantistica, trasporti e logistica.

E naturalmente il turismo -Alpitour, Valtour-, anche se nel settore le cose vanno male dopo l’attentato all’aereo russo decollato da Sharm el Sheikh l’ottobre scorso.

 

L’Egitto ha lanciato grandi progetti di infrastrutture.

Porti e zone industriali lungo il canale di Suez appena raddoppiato;

fosfati estratti nel deserto occidentale;

un nuovo triangolo industriale tra i porti di Safaga ed el Quseir sul Mar Rosso e la città di Qena sul Nilo;

una nuova espansione urbana e industriale sulla costa mediterranea intorno a El Alamein.

Il governo egiziano dice di voler investire cento miliardi di dollari promessi dalle monarchie del Golfo.

Piatto troppo ricco per prevedere rifiuti morali.

 

 

Fin dove arriveranno le indagini sulla morte di Giulio Regeni?

 

La domanda chiave da punto di vista etico ce la ripropone Marina Forti.

Lo stesso dipartimento di stato statunitense sta sollevando con Il Cairo il tema dei diritti umani, riferisce il New York Times.

Che potrebbe accedere?

 

Alla fine – e al massimo- le autorità egiziane arriveranno a concedere che l’assassinio e le torture a Giulio Regeni sono stata opera di elementi “deviati”. Tra criminalità e ‘Spectre’ delle piramidi.

Nel migliore dei casi si troverà qualche “esecutore materiale”.

Poi prevarrà “il comune interesse alla stabilità”.

 

Remocontro

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