martedì 25 giugno 2019

Regeni, non pensiamo ai complotti ma neppure beviamoci tutto

Mai come di questi tempi provo istintivo ribrezzo per la parola complotto. In entrambe le maniere in cui viene pronunciata. Vuoi con la beota sicurezza di chi crede di possedere sconvolgenti verità alternative. Vuoi col sorrisetto compassionevole di chi lascia intendere che la sola versione ufficiale è degna di fede e chiunque si provi a […]

Mai come di questi tempi provo istintivo ribrezzo per la parola complotto. In entrambe le maniere in cui viene pronunciata. Vuoi con la beota sicurezza di chi crede di possedere sconvolgenti verità alternative. Vuoi col sorrisetto compassionevole di chi lascia intendere che la sola versione ufficiale è degna di fede e chiunque si provi a ipotizzare qualcosa, non dico di alternativo, ma di puramente integrativo, va rinchiuso in manicomio.

Sarà un caso, ma le poche volte che ho provato ad approfondire qualche mistero che mi interessava ho sistematicamente scoperto che entrambi gli atteggiamenti erano da rifuggire. Mai una controverità mi apparve convincente e mai alla prova delle mie pur limitate capacità di indagine, la verità ufficiale mi apparve esaustiva.

Il caso Regeni mi sembra proporre scenari del genere.

 

Scenario a: il complotto.

Regeni spia e tutto è chiarito, vero? A parte gli insopportabili toni scandalistici coi quali è divulgata la notizia, direi che, a un’attenta lettura, si sgonfia da sé. Del tutto normale che un ricercatore italiano di grandi capacità, all’estero, possa scambiare qualche parere e qualche informazione con la nostra ambasciata.

Purtroppo altrettanto normale che in un regime dittatoriale questo contribuisca a bollarlo di spionaggio e a metterne, per questa sola illazione, a repentaglio la vita. Altrettanto normale che in un regime dittatoriale i servizi segreti si accaniscano nel massacrare uno straniero, possibile osservatore scomodo dei propri misfatti.

Avvalorare la visione del mondo degli aguzzini di Giulio Regeni è di per sé inqualificabile.

 

Scenario b: dietrologia.

Chi avanza dubbi sulla versione, se non ufficiale, più semplice, è malato di dietrologia.

La versione più semplice è quella di Regeni seguito da qualche agente criminale che conosce il suo lavoro o semplicemente preso durante una manifestazione con quel che segue.

Possibile, ma possibile che ci sia anche altro. Se ne può ragionare senza venire bollati di infamia?

 

1. Si nota che la nostra Ministra dello sviluppo economico ha stretto la mano di al-Sissi quando già si sapeva della scomparsa di Regeni e qualcosa al premier egiziano, lo si sarebbe potuto chiedere. Critica legittima, ma proviamo a leggere le cose anche da un’altra angolazione.

Se la nostra visita di affari dava fastidio a qualcuno, quale migliore modo di rovinare i rapporti italo egiziani che quello di assassinare un italiano lasciando intendere che ci potevano essere di mezzo il governo egiziano?

 

2. In Egitto ci sono tre Servizi Segreti. Normalmente (ne sappiamo qualcosa) non dovrebbero andare d’accordo tra loro e altrettanto normalmente ogni Servizio che si rispetti ha un Paese estero cui fare prevalente riferimento.

Nel proposito, senza possedere verità rivelate, va segnalato che lo Stato europeo che ha maggiormente stretto rapporti di affari con l’Egitto negli ultimi mesi, e al quale potremmo fare ombra, è lo stesso che ci ha fatto fuori in Libia. Non è che per caso bruciassero dal desiderio di farci fuori anche dai rapporti con l’Egitto?

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2015/11/come-parigi-ha-armato-i-dittatori.htm

 

3. La famiglia di Regeni, o meglio il loro avvocato, ha inizialmente preso di mira il Manifesto con diffide che contengono evidenti strafalcioni. Poi hanno dichiarato chiuso il caso unilateralmente. Quali ragioni hanno suggerito tale comportamento. Solo quella di tutelare l’incolumità degli amici di Giulio in Egitto? Oppure qualche ragione di prudenza geopolitica, suggerita da istituzioni ufficiali.

 

4. Da notare in proposito, un rigore di parte italiana, fin che dura, non suscettibile di forti critiche. Gentiloni dichiara di non accontentarsi del capro espiatorio di turno. Anche da parte egiziana, dopo qualche manfrina iniziale, l’accettazione della necessità di chiarire le cose (ad esempio con la riconsegna sollecita del cadavere).

Forse colpe e doli hanno un carattere politico tale da non poter venire rimossi facilmente. Forse ci troviamo di fronte a qualche contraddizione, all’interno del regime egiziano.

Per la memoria di Giulio Regeni occorre andare fino in fondo, senza guardare in faccia a nessuno e senza concedersi soltanto le interpretazioni più semplici e ovvie.

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