Privacy Policy Le brame della Turchia dietro la guerra in Siria -
lunedì 20 Gennaio 2020

Le brame della Turchia
dietro la guerra in Siria

La Siria campo di battaglia di troppe guerre. La Turchia che voleva annettersi il nord curdo. Ora L’Arabia Saudita, impantanata nella guerra dello Yemen e nella quasi guerra contro l’Iran, che si dichiara pronta a schierare truppe di terra in Siria. Scontro sunnismo sciismo e mire imperiali

L’Arabia Saudita divenuta interventista si dice pronta a schierare truppe di terra in Siria. Pronti a inviare il proprio esercito contro Daesh se la coalizione a guida Usa deciderà l’intervento di terra. Le forze armate saudite sono già impegnate su due fronti di guerra. Sanguinosa quella nello Yemen, meno nota quella in Bahrein a sostegno della monarchia sunnite contro i sudditi sciiti. Ma è la Turchia il braccio armato fremente verso la Siria.

Turchia

Dalla rivolta in Siria nel 2011, il presidente Erdogan ha assunto il ruolo di padrino del movimento dei Fratelli Musulmani. Di fatto Erdogan ha utilizzato quella rivolta contro il presidente siriano. Non per considerazioni religiose e ideologiche o di valori democratici ormai in forse nella stessa Turchia. Erdogan ha aiutato il caos in Siria con l’obiettivo di una grande alleanza sunnita della Turchia con l’Egitto di Morsi, l’Arabia Saudita.

Picchetto d'onore al mausoleo di Ataturk, padre della Turchia laica
Picchetto d’onore al mausoleo di Ataturk, padre della Turchia laica

Daesh

Far cadere Assad per togliere il potere alla minoranza sciita-alawita e imporre su un territorio del Vicino Oriente il potere dell’islam radicale ripulito dalle minoranze etniche e religiose. Un progetto fallito politicamente per molte ragioni e su vari fronti ma realizzato in parte proprio dall’Isis attraverso l’Islamic State attraverso la violenza selvaggia e attraverso un consenso popolare esaltato e drogato. Vedi l’Egitto di Morsi dopo piazza Tahrir.

Egitto

Daesh, che si è proclamato Stato, è riuscito a controllare una vasta porzione di territorio tra la Siria e l’Iraq. La Turchia di Erdogan cercava attraverso il percorso della Fratellanza di realizzare il sogno ‘neo ottomano. Sporcandosi le mani. Addestrando e facendo entrare in Siria migliaia di combattenti stranieri. In Turchia è stata fondata Jaysh al-Fateh, guidata dal ramo siriano di al-Qaeda, il Fronte Jabhet al Nusra, che controlla aree della Siria.

Aleppo

Obiettivo strategico di Erdogan, allargare i confini della Turchia fino a comprendere la seconda città della Siria, capitale economica del paese arabo. La città è stata saccheggiata e devastata dalle bande armate sponsorizzate dalla Turchia e dall’Arabia Saudita. Aleppo, luogo di scambi e crocevia di economie tra l’Occidente e l’Oriente, è stata messa in ginocchio, interi quartieri, soprattutto quelli delle minoranze cristiane, ormai devastati.

Antiochia

Secondo la rivista di geopolitica ‘sponda sud’, le montagne dell’estremo nord della Siria dove sono i villaggi turkmeni e ultra-sunniti, sarebbero serviti ad Ankara come testa di ponte per realizzare questo disegno di conquista studiato e scritto a tavolino assieme con Riyad. Le città di Salma, Rabia e Kansabba per 3 anni centri nevralgici della ribellione anti-Assad. Ricordando che la Turchia occupa già la provincia di Hatay, Antiochia.

Manifestazione delle popolazioni curde
Manifestazione delle popolazioni curde

Rojava

La cacciata di Assad puntava alla creazione di una fascia di controllo turco in Siria per bloccare le formazioni curde e le loro aspirazioni ad avere uno stato autonomo e indipendente. Uno Stato curdo in Siria dopo quello in Iraq è considerato una minaccia per la sicurezza nazionale della Turchia. Per questo Erdogan ha sostenuto in molte forme il Califfato come arma anti curda. Valutazioni varie una bomba anti Isis contro 10 su obiettivi curdi.

Russia

Ma l’attualità racconta che il progetto neo ottomano di Erdogan e le mire di una coalizione sunnita finanziata dai petrodollari dell’Arabia Saudita è però saltato per l’entrata in scena della Russia che ha stravolto gli scenari strategici in campo. Quella zona cuscinetto a nord della Siria, provincia turcomanna che Ankara voleva creare a cavallo tra i due stati, divenuta di fatto un muro contro cui stanno frantumando i sogni imperiali di Erdogan.

Potrebbe piacerti anche