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venerdì 20 Settembre 2019

Folle America di Trump per ora fa sorridere, ma..

La scena elettorale americana sconvolta dal fenomeno Donald Trump, sottovalutato dagli ambienti ufficiali e premiato da una parte consistente dell’opinione pubblica. Trump il contrario di Obama: il nuovo che deve essere diverso. La ‘profanazione’ e l’assenza all’ultimo dibattito tv lo premia

Chi si raccapezza nelle sempre più strane primarie Usa? Nemmeno i professionisti delle previsioni elettorali che, pure, in America godono di un certo prestigio. La scena complessiva è stata sconvolta dal fenomeno Donald Trump, che a questo punto risulta sottovalutato dagli ambienti ufficiali e, in fondo, premiato da una parte consistente dell’opinione pubblica.
Si pensava che la decisione di non partecipare all’ultimo dibattito televisivo tra i candidati repubblicani lo avrebbe danneggiato. In fondo, in politica, le diserzioni di solito si pagano.
E invece niente. Molti hanno notato che, senza la presenza del tycoon, i suoi avversari hanno fatto la figura di tanti nani all’improvviso orfani della loro Biancaneve (anche se l’accostamento al personaggio disneyano appare quanto mai azzardato). E tuttavia è un fatto che il dibattito è risultato noioso e scipito una volta privato delle battute trumpiane.

trump-tv fb

Chissà, forse ha ragione David Axelrod, ex capo della comunicazione di Barack Obama, quando nota in un articolo sul “New York Times” (e poi ripreso da “Repubblica”) che il tycoon piace perché è l’esatto opposto del Presidente in carica (e in scadenza).
Axelrod è uno che di comunicazione se ne intende, avendo fornito un contributo notevole all’inatteso successo di Obama, particolarmente in occasione della sua prima elezione. Sarebbe quindi imprudente trascurare la sua opinione al riguardo.
La tesi, in sostanza, è che gli elettori americani tendono, quasi sempre, a scegliere come Presidente un personaggio molto diverso dal suo predecessore. Vogliono insomma un cambiamento radicale di stile e di personalità dopo quattro – o otto – anni nei quali la scena è stata dominata da un certo tipo di personalità.

E senza dubbio, in questo caso, il mutamento lascerebbe senza fiato. Pacato ma indeciso e tentennante Obama, vulcanico e deciso (e pure volgare) Trump. Contrariamente alle previsioni, il miliardario della East Coast è riuscito a conquistare una base elettorale solida che, per ora, sembra addirittura in espansione.
Tutto questo infischiandosene allegramente della correttezza politica e degli stereotipi che abbondano in ogni campagna, in America come altrove. Alle critiche feroci che gli vengono rivolte risponde con un semplice “I don’t care” e va dritto per la sua strada. E molti elettori apprezzano: pare sia riuscito a sfondare anche in larghi strati delle nuove generazioni.
Ted Cruz ha detto che Trump è “instabile”, facendo notare che un personaggio simile alla Casa Bianca creerebbe problemi pure a livello internazionale. Ma non sembra che il rilievo di Cruz venga preso molto sul serio, e di certo l’inconsistenza sua e degli altri candidati repubblicani non aiuta.

hILLARY FB

Anche nel campo opposto i giochi sono tuttora aperti. Hillary Clinton è in crescente difficoltà per il problema delle email segrete conservate nel suo server personale. Sanders si è rivelato assai più tosto e coriaceo di quanto ci si attendeva, mentre il più giovane outsider progressista Martin O’Malley ha fatto una buona figura nei dibattiti pubblici.
Per tornare a Trump, ha indubbiamente ragione Vittorio Zucconi quando scrive che gli ha giovato la profanazione del “totem dibattito”, istituzione che nessuno finora negli Usa aveva osato mettere in discussione. Resta il fatto che il tycoon sembra più un ottimo giocatore di poker che un plausibile Presidente, e una sua imprevedibile vittoria finale causerebbe sconquassi nel mondo intero.

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