Privacy Policy
martedì 19 20 Novembre19

‘Bad banks’, banche cattive
o cattiva soluzione?

Una invenzione degli istituti bancari per liberarsi dei crediti ‘deteriorati’, quelli che non torneranno mai indietro. Le banche si sdoppiano e cedono quella parte di soldi teorici a una nuova società. La Banca ‘buona’ si ripulisce e la ‘Bad bank’ si offre ad acquirenti d’azzardo o aiuti di Stato

Accordo raggiunto a Bruxelles per la sistemazione dei crediti deteriorati attualmente in pancia alle banche italiane. Parliamo di un ammontare di circa 200 miliardi lordi. Il che significa, che le banche hanno già provveduto a postare, nei loro bilanci, parte di queste perdite potenziali che, al netto di queste voci “prudenziali”, ammontano ad una cifra molto più bassa, ma potenzialmente deflagrante. L’operazione tende a spostare di crediti deteriorati (quelli veramente difficili da riscuotere) dai bilanci bancari verso altre entità separate e con un management autonomo. Cosa che, molte piccole banche, per esempio, non possono fare in autonomia, perché la gestione di questi crediti costa e perché richiede l’apporto di professionalità specializzate.

 

bad-bank.jpg colonne fb

 

Il punto è che, dopo molti mesi di trattative con la Commissione europea, non si è riusciti a fare un bad bank di sistema (con capitali pubblici e privati), come era inizialmente nelle intenzioni del Tesoro, per il timore di incorrere nella procedura per “aiuti di Stato”, ovviamente vietati. Ci si è adattati, allora, ad un meccanismo di garanzia dello Stato, con i prezzi a condizioni di mercato, ed a costo variabile a seconda della scadenza e della qualità di questi crediti.

Per fruire di questa garanzia, le banche pagheranno una piccola percentuale allo Stato in dipendenza dell’ammontare dei crediti ceduti e di altri parametri. I particolari sono ancora in fase di studio e di interpretazione.

 

È cosa buona? Nelle intenzioni, sì. Tutto dipende se si riesce ad avviare il meccanismo che -così come sembra essere congegnato- è però più farraginoso e complesso di come lo si era inizialmente immaginato. Tant’è che la borsa non ha accolta la cosa con favore e sono già molte le perplessità. Un merito, però, ce l’ha, ed è quello di cominciare a creare un mercato dei crediti deteriorati che in Italia non è mai decollato, nonostante consistenti pacchetti siano già transitati nelle mani di intermediari specializzati, praticamente tutti esteri.

 

La frammentazione sarà un handicap, ma, se ben condotta, produrrà benefici effetti. Per esempio, il Governo sta per emanare un decreto con il quale ricondurre sotto l’unico cappello di una holding centrale le banche di credito cooperativo: una miriade di “banchette”, vivaci sul territorio, che hanno anch’esse il loro bravo bagaglio di crediti problematici.

Questi crediti hanno una valore, magari basso, ma ce l’hanno. Se questi soggetti non dispongono dei mezzi e delle professionalità per dimensionarlo, dovrebbero registrare maggiori perdite nette nei loro bilanci.

Invece, l’organismo centrale in corso di costituzione acquisisce questi cespiti, e li cede ad una bad bank specializzata o li vende ‘impacchettat’ ad intermediari del settore, che vedranno come riuscire ad estrarne un valore economico.

 

Il meccanismo prevede anche “cartolarizzazioni” ed altri tecnicismi che, in questa sede, per non complicarci la vita, preferiamo ignorare. La mia esperienza, per la verità lontana nel tempo, mi fa pensare che l’esito finale potrebbe essere positivo, anche se il meccanismo immaginato oggi è ben diverso da quello collaudato a suo tempo.

In definitiva l’accordo, pur con tutte le remore possibili, avrebbe una sua validità perché, liberando le banche da questa “zavorra” (che, come abbiamo spiegato, tale non è), crea risorse per alimentare il credito bancario alle imprese ed alle famiglie.

 

bad-bank1 cagnino sito 600

 

L’entità di queste risorse dipende anche dal rapporto tra capitale delle banche e crediti impegnati. Se questo rapporto è rigido, lo spazio di manovra è limitato. Se viene reso più elastico, riducendo il ‘monte impieghi’ (cioè i crediti già erogati), ecco che può nuovamente alimentarsi il circuito e far affluire soldi là dove sono necessari, per il benessere ed il lavoro nel Paese.

È questo uno dei tasselli che il governo sta mettendo a posto per rendere più agevole il lavoro delle banche (che stanno subendo il peso terribile della crisi nell’economia reale), modernizzare la loro struttura, rendere più corretta la loro gestione.

Perché è vero che gli imprenditori falliscono e le famiglie non pagano i mutui per mancanza di soldi, ma il danno finale cade anche in testa alle banche che li hanno finanziati. Nonostante la nostra naturale avversione ed antipatia per banche e banchieri, è un lavoro -quello che abbiamo descritto- necessario per tutti noi.

Potrebbe piacerti anche