sabato 20 luglio 2019

Frontiere Ue gruviera
Pausa a Schengen?
Quanto ci costerebbe

Crisi rifugiati, fonti Ue ipotizzano lo stop di Schengen. L’articolo 26 prevede la sospensione in caso di minaccia sistemica e persistente alle frontiere. Un ritorno temporaneo alle frontiere interne. La questione forse sul tavolo vertice di febbraio. Ma come fare e quanto costerebbe?

Si torna a discutere di Schengen per tentare di salvare il trattato e la stessa Ue. In caso di «minaccia sistemica e persistente» alle frontiere esterne, la Commissione Ue potrebbe proporre al Consiglio l’attivazione dell’articolo 26 del codice, che prevede la possibilità di introdurre controlli alle frontiere interne fino a due anni. A ricordarlo è il portavoce della Commissione Ue. A dicembre Bruxelles non aveva escluso la possibilità di farvi ricorso in futuro e secondo fonti Ue la questione si riproporrà al summit di febbraio. Ma uscire ci costerebbe 28 miliardi. Ecco i perché proposti da La Stampa.

 

 

Quando furono aboliti i controlli alle frontiere interne dei Paesi europei, Washington informò il mondo che l’effetto positivo per l’interscambio comunitario sarebbe stato di 1-3 punti percentuali. Ai numeri di oggi sono 28 miliardi che potrebbero essere bruciati da un ritorno in campo dei doganieri. E anche se fosse verificata solo in parte, sarebbe comunque una bolletta salatissima. Alternative? Una mini Schengen a cinque o sei che serve alla Germania per non far fallire il porto di Rotterdam, ma senza l’Italia considerata un colabrodo. Il presidente della Commissione Juncker sostiene che la fine di Schengen sarebbe la fine dell’euro.

 

 

Il ripristino dei controlli riguarderebbe cittadini e trasporti commerciali che dovrebbero fermarsi a valichi e transiti. E un’ora di ritardo equivale a un extra di 55 euro per ogni veicolo. Ogni anno i veicoli che attraversano una frontiera sono circa 60 milioni. Mezz’ora per farsi verificare ha già buttato al vento 1,6 miliardi. I soli polacchi, che hanno appena eletto un governo eurocritico, mandano 3,1 milioni di Tir anno in Germania: fermarli 30 minuti vale 100 milioni.

 

 

Impossibile stimare gli effetti sulle merci deperibili. La frutta spagnola destinata alla Danimarca, 4 frontiere. Si imporrebbe una revisione globale delle strategie di distribuzione. Poi i transfrontalieri, quelli che vivono in un Paese e lavorano in un altro, sono 1,7 milioni. Per loro i controlli, scrive Zatterin a Bruzelles, valgono fra i 3 e 4 miliardi l’anno. Cifra che sale a 5 miliardi, per i 200 milioni di cittadini europei che passano almeno una notte in un altro Stato Ue.

 

 

I costi per gli Stati. Per vigilare sul ponte che porta a Malmö, la Danimarca spende 150 mila euro al giorno -fanno 50 milioni l’anno-, senza contare che chi viaggia in treno (in 16 mila arrivano ogni giorno dalla Svezia) deve mettere in conto almeno mezz’ora di ritardo per lasciare che la sicurezza faccia il proprio lavoro. I tedeschi parlano di 100 milioni l’anno per le loro nove frontiere, calcolo per difetto. Con tutti gli altri, si parla di 10, 30, sino a 50 miliardi.

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