Privacy Policy Unità nazionale in Libia per poterla bombardare -
sabato 14 Dicembre 2019

Unità nazionale in Libia
per poterla bombardare

In Libia dove l’unione non fa affatto la forza. ‘L’Occidente vuole l’unità nazionale della Libia per poterla bombardare’, ha scritto David Hearst ex del Guardian. Gli Stati Uniti al comando e l’Italia al seguito ad occupare le zone costiere e arrivare ai giacimenti di petrolio nelle mani Isis

È nato, è nato. Nasce il governo libico di unità nazionale. C’è un premier, Fayez al Sarraj, e ci sono 32 ministri. Ma non c’è ancora una sede, un palazzo del governo, e al momento campa in albergo. Sarà accolto a Tripoli o il parlamento ex ribelle non li accoglierà? Molti problemi ancora aperti dietro un accordo troppo celebrato.

 

Premier Fayez al Sarraj e 32 ministri, provenienti da tutto il Paese, una delle poche certezze in una Libia nel caos, sempre spaccata tra Est e Ovest. Mentre milizie e fazioni opposte libiche continuano a scontrarsi, Daesh, lo Stato islamico, guadagna posizioni nelle regioni meridionali del Paese dove rafforza i legami con le formazioni jihadiste nell’Africa subsahariana.

 

Libia haftar copertina guerra

 

 

Ottimista obbligato per ruolo l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Martin Kobler. Si congratula col popolo libico per la formazione del governo di ‘accordo nazionale’ -di unità neppure a parole- ha subito ricordato che ‘davanti c’è un duro lavoro’. E Kobler ha ragione. Prima dell’intesa due membri del Consiglio presidenziale hanno lasciato i lavori in segno di protesta per l’esito dei negoziati.

 

Come osserva Michele Giorgio su il Manifesto, la mancanza dell’unanimità fa nascere debole un governo chiamato ad affrontare questioni gigantesche: non solo Isis ma anche la precaria situazione umanitaria, economica e sociale in cui versa la Libia.

 

 

 

 

Problemi in vista: 1) I nomi dei ministri scelti attendono di essere approvati dalla Camera di Tobruk che non riesce a raggiungere il quorum per votare. 2) Far digerire l’accordo alle varie milizie armate che controllano Tripoli. Non è affatto scontato che l’esecutivo avrà la sua sede nella capitale.

 

Il nuovo governo frutto di mediazioni tra innumerevoli interessi. Esempi: il ministero degli esteri a Marwan Abusrewil, di una famiglia con legami in ogni parte del Paese, per tenere in equilibrio gli interessi dell’Est e dell’Ovest. Tobruk ha l’importante ministero del Petrolio. Ministero della Difesa a uno dei comandanti dell’Esercito di Bengasi, fino a qualche tempo legato al generale Haftar che resta decisiva.

 

libia haftar cop

 

 

Il potente generale Khalifa Haftar, per anni uomo della Cia, sostenuto dal presidente egiziano al Sisi, non figura nel puzle politico e di sicurezza della Libia. Ma è difficile credere che accetti di farsi da parte. Haftar in attesa di un incarico di eccezionale rilievo, soprattutto dal punto di vista militare. Altrimenti potrebbe decidere di prenderselo, il ruolo.

 

Va detto che l’Onu ha aperto la strada al governo di Fayez al Sarraj ma soprattutto a un nuovo intervento armato occidentale dove ci sarà anche l’Italia. Con il via libera del governo di al Sarraj, Washington e gli alleati europei puntano ad occupare le zone più importanti della Libia, partendo da quelle costiere per arrivare ai giacimenti di petrolio finiti nelle mani di Daesh.

 

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