Privacy Policy
venerdì 20 Settembre 2019

Ambasciatore all’americana
la spallata di Renzi per l’Ue

Dall’ambasciatore di carriera, da sempre nell’Italia post fascista, all’ambasciatore di nomina politica, Calenda, come accade in America e in altri Paesi di forti appartenenze e deboli tradizioni. Per l’Italia una svolta. Il silenzio della stampa e il furore silente della diplomazia presa a schiaffi

Il presidente della Commissione europea aveva affermato che ‘Roma manca come interlocutore in Europa’. Parole pesantissime a denunciare le confuse direttive date da Roma al sua rappresentante permanente nell’Ue. Risposta di Renzi, dopo i farfugliamenti di Gentiloni, la testa dell’ambasciatore italiano a Bruxelles, Stefano Sannino che aveva più volte sollecitato il premier a frenare certe sue esuberanze. Individuato come capro espiatorio, Sannino doveva essere sostituito dal collega di Mosca Ragaglini. Qualche problema ferma l’operazione. Al suo posto di ambasciatore l’attuale vice ministro Carlo Calenda. Rivoluzione pura.

 

 

Carlo Callenda con l'allora sindaco di Firenze Renzi
Carlo Calenda con l’allora sindaco di Firenze Renzi

 

Per la prima volta almeno nell’Italia post fascista, un governo impone in una funzione diplomatica un membro dell’esecutivo, un politico, in un ruolo da sempre coperto da diplomatici veri, quelli di carriera assunti per concorso a formati alla severa scuola e percorsi interni della Farnesina. Ed ecco un Carlo Calenda qualsiasi, manager del settore commerciale un alcune aziende, arrivare al Top di colpo in un settore sino a ieri ritenuto in Italia esclusiva dei diplomatici di carriera. Una forzatura politica e forse anche istituzionale di rilevantissima portata che, stranamente, sembra essere sfuggita alla ‘Grande Stampa’. Tutti distratti?

 

 

Riti e diplomazia
Riti e diplomazia

 

‘Fonti diplomatiche’ di diplomatici veri confermano che in Italia si è passati senza confronto politico alcuno, dalla prassi dei soli ‘Ambasciatori di carriera’, al neo ambasciatore di nomina. Quello che noi conoscevano come uso occasionale statunitense -qualche italo americano ‘ambasciatore vetrina’, con i veri diplomatici alle spalle a trattare e fare-. Noi, accusati di poca diplomazia, abbiamo scelto di rompere ulteriormente decidendo di introdurre il metodo ‘guascone’ tra feluche e ipocrisie di bon ton. Risultati potenzialmente disastrosi. L’immagine che evoca è quella della prossima ambasciatrice d’Israele in Italia Fiamma Nirenstein.

 

 

 

Integrazione

 

Della vicenda s’è accorto il Foglio il giorno successivo a questo pezzo. Nell’articolo  viene precisato che i soli precedenti di ‘Feluche politiche’ nell’Italia post fascista sono quelli di Manlio Brosio (nominato a Mosca, poi Londra, Washington, Parigi e infine segretario generale della Nato) e di Sergio Fenoaltea, che aprì i rapporti diplomatici italiani con la Cina.

e. r.

 

Potrebbe piacerti anche