sabato 20 luglio 2019

Cosa si nasconde dietro
la rissa Juncker Renzi?

Botta e risposta scomposte. Un insolitamente aggressivo Juncker e un permaloso Renzi in gara a dire cose di cui dovranno presto pentirsi. Oltre la questione flessibilità sui conti pubblici, cosa si nasconde dietro? Dietro Juncker la Germania, dietro Renzi le elezioni. L’anti europeismo paga?

Prima arrabbiati, ora preoccupati. Sia a Roma che a Bruxelles. L’attacco del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker contro Matteo Renzi è stato violento, ma il batti e ribatti che ne è seguito dice che non è uno scontro casuale. Perché Juncker, politico consumato e prudente, legato a doppio filo con la Germania, ha deciso l’accelerazione polemica? E perché da nessuno dei leader degli altri Paesi, è arrivata una sola parola in difesa dell’Italia? Juncker non si è mosso da solo.

 

Renzi mogherini fb

 

Proviamo a riepilogare l’accaduto prima di andare a curiosare su cosa si nasconde dietro. Certo la contrapposizione del governo italiano davanti alla linea troppo filo-Germania sulle misure di austerità della Commissione europea. E lo scafato lussemburghese Jean-Claude Juncker non è del tutto trasparente. Nominato con l’appoggio della cancelliera tedesca Merkel, sua compagna di partito negli europopolari del Ppe, Roma non lo considera arbitro neutrale e ha cominciato a dirlo.

 

 

Ma il colpo duro da Roma arriva direttamente a Berlino. L’Italia ha confermato il blocco sui tre miliardi promessi dall’Ue alla Turchia di Recep Tayyp Erdogan per convincerlo a frenare il maxi-esodo di rifugiati siriani e iracheni diretti principalmente in Germania. Forse Juncker non aveva colto la permalosità del premier italiano e ha insistito nella polemica contando sulla vacuità della Farnesina. È toccato a Pier Carlo Padoan venerdì all’Ecofin portare la partita sui soldi alla Turchia.

 

 

Da Berlino premono sulla Commissione per il via libera a questi fondi. L’Italia, lasciata sola quando il maxi-esodo di migranti era concentrato nel Mediterraneo ha conti da saldare. E non vede applicati gli impegni europei sul ricollocamento dei rifugiati. Ecco quindi la richiesta che i 3 miliardi escano dalle casse di Bruxelles. Ma forse il problema, liquidato con faciloneria da Gentiloni è davvero quello dell’Italia rappresentata a Bruxelles. Non solo la parte politica della non più amata Mogherini.

 

 

Chi rappresenta tecnicamente l’Italia oggi a Bruxelles? Forse è di questo che Juncker e non solo lui aveva a che dire. Uno dei problemi la rimozione di Stefano Sannino, ambasciatore all’Ue, ruolo chiave per mille battaglie, dall’immigrazione ai conti pubblici, passando per i fondi comunitari. Il nome di Sannino era circolato per la poltrona strategica di segretario generale della Commissione Ue. Ma Sannino, colpevole di essere prodiano, non piaceva a Matteo Renzi. Dettagli che squalificano.

 

 

L'ambasciatore Stefano Sannino
L’ambasciatore Stefano Sannino

 

Atti di fedeltà personale chiesti da Renzi. Anche a Federica Mogherini, imposta agli esteri Ue dal premier e oggi ritenuta poco fedele. ‘È stupido creare divisioni in Europa’, aveva detto la stessa Mogherini. Chi sta commettendo lo ‘stupido’ errore di creare divisioni all’interno dell’Ue, Juncker o Renzi? Troppo ambigua l’espressione utilizzata, troppo imparziale la posizione mantenuta. ‘Fatta la festa gabbato lo santo’ commenta cattiva Simona Bonafè, europarlamentare Pd. Inelegante.

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