Polizia tedesca orba e muta
liberò il neonazi norvegese
prima della strage

È l’inizio del 2009, due anni e mezzo prima delle stragi di Oslo e Utoya in Norvegia. Durante un controllo, la polizia tedesca ferma un’automobile appena fuori dalla cittadina di Wetzlar, a nord di Francoforte. Al volante c’è Anders Behring Breivik, allora un comune cittadino norvegese con simpatie neo naziste. La perquisizione però rivela dettagli inquietanti: il futuro stragista nero – che nel 2001 ha ammazzato 80 persone – è in possesso di munizioni e parti di armi da assemblare.

 

Particolare ancora più insolito, gli agenti si limitano a sequestrare il materiale bellico, senza arrestarlo. Breivik è così libero di andarsene. Ma soprattutto, le autorità tedesche omettono di segnalare l’accaduto alla polizia norvegese.

 

breivik neonazi 1

 

La sconcertante rivelazione è contenuta nel documentario Weapons to Terror andato in onda pochi giorni fa sulla rete franco-tedesca ARTE. Il filmaker Daniel Harric, esperto in commercio illegale di armi, ha dichiarato: “Tre anni e mezzo fa sono venuto a conoscenza del mancato arresto di Breivik da parte delle autorità tedesche”. L’autore dice di avere almeno tre fonti – anche se anonime – in grado di confermare la vicenda.

 

Com’era prevedibile, la storia ha suscitato scalpore e agitazione tra la polizia norvegese, che non ha ufficialmente ricevuto alcuna informazione da parte della Germania riguardo al presunto quasi arresto del terrorista neonazista.

 

Che cosa è avvenuto davvero in quei due anni e mezzo prima del massacro in Norvegia? Gli 007 dell’antiterrorismo tedesco hanno indagato su Breivik, o si sono distratti? Era davvero un battitore solitario? E chi gli ha veduto armi e munizioni? Ma soprattutto, era possibile intervenire in tempo risparmiando la vita di 80 persone? Domande inevitabili a cui bisogna rispondere.

 

E ad avvalorare i sospetti di un collegamento tra lo stragista e una rete di neonazisti in Germania, c’è anche un’indagine della polizia tedesca secondo cui Breivik avrebbe inviato alcune copie del suo “manifesto” di 1.500 pagine a gruppi di estrema destra in varie città, tra cui Dortmund. “Stiamo indagando sulla denuncia”, ha dichiarato a luglio 2015 il capo della polizia criminale del Nord Reno Westfalia, Wolgang Gatzke.

 

In quelle pagine Breivik ha descritto per filo e per segno la preparazione delle stragi, iniziata proprio in quel 2009.

 

Il resto è storia nota. Alle 15.25 del 22 luglio 2011 – due anni e mezzo dopo la sua avventura tedesca – Anders Behring Breivik fa esplodere un’autobomba nel centro di Oslo, uccidendo 8 persone e ferendone 209. La detonazione avviene a due passi dall’ufficio dell’allora primo ministro norvegese Jens Stoltenberg.

 

neonazi breivik 2

 

Meno di due ore dopo, travestito da poliziotto, sferra l’attacco più cruento. L’attentatore di estrema destra approda sull’isola di Utoya, dove si sta svolgendo il meeting della sezione giovanile del Partito Laburista Norvegese. Con due colpi di pistola elimina i direttori del campus. Poi si dirige verso i partecipanti imbracciando un fucile semi-automatico. Spara e uccide 69 persone. Bilancio della giornata, 80 morti e oltre 300 feriti. È l’atto più violento avvenuto nel Paese dopo la seconda guerra mondiale.

 

Breivik, che si autodefinisce anti islamista, sionista, anti multi culturalista, anti marxista e fondamentalista cristiano, sta scontando 21 anni di carcere, pena massima prevista dall’ordinamento giudiziario della Norvegia.

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