• 19 Febbraio 2020

L’asse narco – jihadista
nuovo terrore in Africa
Ucciso bambino italiano

Tra i morti della strage jihadista in Burkina Faso anche il figlio di 9 anni di Gaetano Santomenna il proprietario italiano del Cappuccino Café, accanto all’Hotel Speldid, nella capitale dello Stato africano. L’azione, rivendicata da Al Qaida per il Maghreb Islamico, Aqmi. 126 persone fra cui un ministro portate in salvo, ma 29 le persone di 18 nazionalità trucidate. Bilanci sull’ultimo macello della hjihad in Africa prima di qualche ragionamento.

 

 

La jihad in Africa

Kofi Annan, l’ex segretario generale delle Nazioni Unite, già tre anni fa denunciava l’avanzata dei gruppi radicali in Sahel e nel resto dell’Africa e lo aveva addebitato anche all’alleanza tra jihad e narcotraffico. Era l’inizio del 2013 e Annan puntava l’indice verso la pericolosa connection tra Medellín e Al Qaeda nel Maghreb, l’Aqim. Un asse afro-sudamericano dietro il terrorismo islamico, specie in Africa.

 

L'ex segretario delle Nazioni Unite Kofi  Anna
L’ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Anna

 

La Sahel route

Annan denunciava la ‘Sahel route’, il percorso dei convogli di droga diretti in Europa. I jihadisti garantiscono il passaggio indisturbato dei carichi di cocaina sui territori da loro controllati in cambio di compensi da reinvestire nella ‘guerra santa’. Il business, benedetto in nome della Sharia, ‘rende anche più dei riscatti’, denunciava l’ex segretario generale, indicando anche il dove: la Guinea Bissau dimenticata.

 

 

Guinea Bissau

Il Paese sull’Atlantico e ai confini con il Mali, è considerato un «hub» della cocaina proveniente dall’America Latina e diretta in Europa via Sahel. La rotta attraversa il corridoio maliano-algerino su cui Aqim chiede una gabella di almeno 50 mila dollari a convoglio, e un autista almeno 3 mila a tratta, scrive Francesco Semprini su La Stampa. Fonte di Annan un dossier della Nato: «Al Qaeda e l’arco di instabilità in Africa».

 

 

UN Office on Drugs and Crime

Primo a denunciare l’esistenza di un asse narco-jihadista, Antonio Maria Costa, l’ex direttore della Unodc. L’alleanza narco-jihadista ha permesso l’emancipazione economica del terrorismo islamista. Un fenomeno, ricorda Annan, ‘già visto in altre zone del mondo come Somalia e Afghanistan’. E con l’entrata in scena dell’Isisi e le sue mire nel continente africano potrebbe assumere connotati ancora più destabilizzanti.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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