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mercoledì 16 Ottobre 2019

Trivelle e petrolio
le furberie di Stato

Finto dietro front del governo italiano che punta ad evitare i referendum No Triv. Vengono riesumati vecchi permessi che sembravano cancellati. Mentre arrivano inaspettate nuove autorizzazioni. Gli ambientalisti non ci stanno e chiedono una moratoria su tutte le nuove attività di ricerca

Sì alle trivelle. Anzi no. Perché no? Allora sì. Quello del governo Renzi sulle prospezioni petrolifere a largo delle coste italiane è un poker politico con tanto di bluff.

 

I FATTI. A metà dicembre il governo annuncia di una serie di emendamenti anti trivelle nella legge di Stabilità, con cui reintroduce il limite delle 12 miglia dalla costa per ricerche e trivellazioni. Pericolo scampato, pesano gli ambientalisti da tempo impegnati sullo stesso fronte. L’esecutivo sembra averci ripensato, soprattutto alla luce degli accordi sul clima al Cop21 di Parigi. Politica energetica da ripensare in chiave verde? Niente affatto.

 

trivelle 1

 

Intorno a Natale scatta la contro mossa ai piani alti del ministero dello Sviluppo economico. Il giorno prima dell’approvazione della Stabilità il Mise scopre le carte, autorizzando nuove concessioni per la ricerca di idrocarburi.

 

È il caso ad esempio del discusso permesso alla Petroceltic a largo delle isole Tremiti. Provvedimento che ha fatto saltare dalla sedia anche il presidente della Puglia Michele Emiliano, il quale annuncia battaglia sul conflitto di attribuzione con il Parlamento. Possibile che le Regioni non abbiano voce in capitolo?

 

Sorprendente anche il dietro front sulla questione Ombrina Mare a largo delle coste abruzzesi. Qui si sfiora addirittura la contraddizione in termini. Il 31 dicembre giunge inaspettata la sospensione alla sospensione del permesso. In sostanza il governo proroga di un anno le autorizzazioni alla piattaforma petrolifera della Rockhopper Italia Spa.

 

Ma in ballo ci sono “23 istanze dei petrolieri che interessano praticamente tutto l’Adriatico, con milioni di ettari richiesti”, denunciano i comitati No Triv. Tredici di queste richiese sarebbero in dirittura d’arrivo.

 

Si scopre che il bluff del governo mirava solo ad evitare il referendum dei No Tiv, su cui la Corte Costituzionale deve ancora dire l’ultima parola.

 

MA C’È CHI DICE NO. Gli ambientalisti non ci stanno. La federazione dei Verdi ha lanciato l’appello online “Fermiano le trivellazioni di Tremiti e Pantelleria”. Tra i firmatari anche Giobbe Covatta, Syusy Bladi e Angelo Bonelli.

 

Mentre la presidente di Legambiente Rossella Muroni chiede “chiarezza e concretezza a un governo che dichiara in un senso e agisce in un altro”.
Le fanno eco Wwf e Greenpeace che parlano del “più clamoroso conflitto istituzionale oggi in atto”. Arriva dunque la richiesta di moratoria sulle trivellazioni su tutto il territorio nazionale.

 

Sul fronte radicale c’è il coordinamento dei comitati No Triv – No Ombrina, Trivelle Zero Marche e Trivelle Zero Molise – che chiedono un’immediata moratoria “sul rilascio di nuovi titoli minerari”.

 

Le organizzazioni dei movimenti si incontreranno il 17 gennaio a Termoli. “Ora parte la battaglia anche sui quesiti referendari di fatto respinti dalla Cassazione”. L’obiettivo è convincere la Corte Costituzionale che il governo si sbaglia, bocciando “le modifiche apportate dal Parlamento sulle norme in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi.

 

trivelle 2

 

Decarbonizzazione dell’economia e sviluppo delle rinnovabili sono concetti lontani dai piani del governo. A Palazzo Chigi – attaccano i No Triv – sono impegnati a garantire gli interessi di Assomineraria e dei petrolieri. Eppure, secondo i calcoli, i giacimenti su cui le lobby degl idrocarburi contano di mettere le mani, coprirebbero il fabbisogno nazionale di energia solo per sette settimane.

 

Un po’ poco, contando il rischio di incidenti ambientali in grado di spazzare via lunghe e proficue tradizioni economiche legate al male, come pesca e turismo.

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